“CAMPI FLEGREI: SUPERVULCANO A RISCHIO ERUZIONE”. Allarmante Studio su Nature Geoscience sull’Agitazione della Caldera

“CAMPI FLEGREI: SUPERVULCANO A RISCHIO ERUZIONE”. Allarmante Studio su Nature Geoscience sull’Agitazione della Caldera

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di Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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Secondo le autorità governative e alcuni esperti dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) non esiste il pericolo imminente dell’eruzione del supervulcano dei Campi Flegrei, la settima caldera più grande del mondo che non solo potrebbe devastare il Napoletano ma anche provocare gravissimi disagi in tutto il Centro e Sud Italia per la propalazione di ceneri capaci quantomeno di causare l’interruzione dei voli aerei (come avvenuto in Islanda nella scorsa estate).

Le rassicurazioni in tal senso sono giunte dopo i ripetuti terremoti di crescente gravità, culminati in quello di magnituto 4,4 del 13 marzo 2o25, successivamente riclassificato di grado ancor più grave 4,6.

«Questa variazione però ha un significato particolare, perché – al netto della fisiologica incertezza strumentale della misurazione – renderebbe quella scossa la più intensa mai registrata in epoca strumentale, quindi negli ultimi 40 anni circa, superando anche se di poco il sisma di magnitudo 4.4 che colpì i Campi Flegrei il 20 maggio 2024» ha sopiiegato il blog tematico Geopop (tutti i link tra le fonti).

Il Pericoloso Bradisismo dei Campi Flegrei

Ma una ricerca pubblicata nel gennaio scorso dalla rivista scientifica internazionale Nature Geoscience ha lanciato l’allarme sul rischio di eruzione evidenziando gli indizi di un fenomeno che potrebbe capitare da un momento all’altro.

Ebbene tale studio è stato firmato proprio da ricercatori italiani dell’INGV ma non ha trovato molto spazio sui quotidiani di mainstream che seguono la strategia governativa di non voler creare allarmismi nonostante ci siano ormai più di 300 sfollati nell’arera di Pozzuoli, la più vicina alla bocca del supervulcano, come abbiamo evidenziato nella nostra precedente inchiesta.

La bocca più grande della caldera dei Campi Flegrei

In essa abbiamo spiegato che la supercaldera attiva che sta terrorizzando gli abitanti ddel Napoletano è caratterizzata dal bradisismo fin dal 2005: ovvero un periodico abbassamento o innalzamento del livello del suolo, relativamente lento sulla scala dei tempi umani ma molto veloce rispetto ai tempi geologici.

«Quando la velocità di sollevamento aumenta, il sistema risponde producendo un numero maggiore di terremoti a tutte le scale, ovvero aumentano sia il numero dei piccoli terremoti, sia il numero di quelli più forti» ha dichiarato Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio vesuviano (Ingv) e ricercatore tra i più esperti del vulcano.

Intensità bradisismica e terremoti sono però soltanto due dei segnali del rischio di risalita del magma e quindi di una possibile eruzione

.

Il terzo è quello delle emissioni gassose che rappresentano un ulteriore fattore di pericolo, oltre a quello sismico ed eruttivo, di natura geochimica «per il rilascio di Co2 che siccome è più pesante dell’aria soprattutto negli scantinati può dare dei problemi (una Co2 troppo concentrata può generare anche la morte e quindi è estremamente importante fare misure di controllo)» spiega De Vito.

L’Ecalation del Supervulcano nello Studio pubblicato da Nature Geoscience

Lo studio dei vulcanologi italiani che vede come primo firmatario il dottor Stefano Caliro,

  Senior Researcher dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma e dell’Osservatorio Vesuviano, è focalizzato proprio su questi aspetti ed ha un titolo eloquente: “Escalation of caldera unrest indicated by increasing emission of isotopically light sulfur – L’escalation dell’agitazione della caldera è indicata dall’aumento delle emissioni di zolfo isotopicamente leggero”.

La ricerca è stata firmata anche dallo stesso Di Vito con altri vulcanologi italiani INGV, altri del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare, Università di Palermo, e alcuni stranieri (B. Monteleone, Department of Geology and Geophysics, Woods Hole Oceanographic Institute, Woods Hole, MA, USA, e Z. Taracsák, Department of Earth Sciences, University of Cambridge, UK).

Lo studio dei vulcanologi pubblicato su Nature Geoscience – link tra le fonti

«Quanto è avvenuto non è inaspettato, anche se non è possibile stabilire quando arriverà un terremoto né quale intensità avrà. Siamo a un altro step di intensificazione del processo bradisismico, come avvenuto ad agosto 2023 e a maggio del 2024» aveva affermato Francesca Bianco, direttrice del dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nella conferenza stampa indetta dopo il terremoto del 13 marzo, il più potente dall’inizio della crisi bradisismica, e il lungo sciame di scosse successivo.

“Per ora non misuriamo alcun tipo di processo che ci dia evidenza di un’eruzione imminente. I dati non ci dicono che c’è una risalita di magma verso la superficie”. aveva aggiunto.

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Ma il sommario dello studio di Caliro et al. pubblicato il 24 gennaio 2025 su Nature Geoscience sembra contraddire l’esperta…

«Le caldere sono depressioni formate da alcune delle più grandi eruzioni vulcaniche. I loro lunghi periodi inter-eruttivi sono occasionalmente interrotti da fasi di agitazione, in cui l’escalation di sismicità, la deformazione del suolo e le emissioni di gas sollevano preoccupazioni per un potenziale risveglio del vulcano. Tuttavia, l’interpretazione di tali segnali fisico-chimici è complicata da pochi esempi di agitazione monitorata che hanno portato all’eruzione e dalla nostra frammentaria comprensione dei fattori trainanti e delle scale temporali della riattivazione della caldera».

I Vulcanologi: “Un Aumento senza Precedenti del Rilascio di Zolfo”

Nelle poche righe dell’Abstract della ricerca c’è il segnale allarmante rilevato dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e i loro colleghi:

«Qui mostriamo che le osservazioni di gas multidecennali nella caldera irrequieta dei Campi Flegrei in Italia registrano un aumento senza precedenti nel rilascio di zolfo isotopicamente leggero dalle fumarole dal 2018. Utilizziamo quindi equilibri di gas idrotermali e simulazioni numeriche di degassamento magmatico per proporre che tale cambiamento nelle emissioni di zolfo derivi dal degassamento guidato dalla decompressione del magma mafico a ≥6 km di profondità, insieme a una certa misura di rimobilizzazione dello zolfo dai minerali idrotermali».

La Solfatara di Pozzuoli

La conclusione  non dovrebbe far dormire sonni tranquilli alle autorità governative…

«L’esame di un set di dati globale indica che, nonostante la diversità nel comportamento eruttivo e nell’ambiente tettonico, l’aumento della produzione di zolfo potrebbe essere un processo comune durante l’escalation di agitazione nelle caldere in generale. Quindi, le nostre osservazioni e modelli di comportamento dello zolfo potrebbero informare le interpretazioni dell’agitazione e la valutazione del pericolo nelle caldere in risveglio e nei vulcani idrotermali attivi in ​​tutto il mondo».

Il Nuovo Piano di Allerta della Protezione Civile

Se nelle dichiarazioni ufficiali le istituzioni tendono a voler scongiuraree il pericolo – come fece persino in modo ridicolo Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile che invitò “a toccare ferro” scaramanticamente – negli atti strategici lo stato di allerta è palpabile come evidenzia anche l’ultimo articolo di Geopop.

«Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha presentato la bozza di una nuova strategia di pianificazione, che per ora è una proposta ma che entrerà in vigore “nel più breve tempo possibile”. Questa strategia permette di intervenire in modo più efficace di fronte a eventuali cambiamenti dei parametri chimico-fisici della caldera».

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L’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) monitora continuamente le variazioni dei parametri chimico-fisici ai Campi Flegrei, come la frequenza dei sismi, la deformazione del suolo, la composizione chimica e la temperatura delle fumarole. In base a questi dati, il Dipartimento della Protezione Civile può dichiarare il passaggio a un livello di allerta successivo.

Fino a oggi i livelli sono stati quattro: verde (quiescenza), giallo (attenzione), arancione (pre-allarme) e rosso (allarme). La nuova strategia introduce due sottolivelli all’interno dei livelli giallo e arancione. Queste fasi intermedie sono state ritenute necessarie per poter garantire interventi più mirati, immediati ed efficaci.

«In particolare, i livelli giallo e arancione verranno raddoppiati. In base a questo aggiornamento, attualmente ci troviamo comunque ancora in un livello di allerta gialla (livello di attenzione), dichiarato già nel 2012, ma nel sottolivello di disequilibrio medio».

Ecco quindi la conferma che il tumore di un’eruzione si sta facendo più forte.

Evacuazione della popolazione solo in caso di Eruzione

La Regione Campania, nell’ambito delle attività connesse alla mobilitazione del Servizio nazionale della Protezione Civile per il fenomeno del bradisismo ai Campi Flegrei, a supporto del Comune di Napoli, ha completato l’allestimento dell’area di accoglienza di via Terracina n. 220 (di fronte all’ospedale San Paolo) con una tendostruttura da 180 metri quadri installata dalla Protezione civile regionale e un presidio sanitario realizzato dall’Asl Napoli 1 Centro.

Ma il capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha fatto dichiarazioni ambigue sul piano di emergenza legato ai campi Flegrei.

L’evacuazione della popolazione è prevista solo ed esclusivamente nel piano vulcanico. Il piano per il bradisismo,  del quale ci stiamo occupando in questi giorni, non prevede assolutamente l’evacuazione , così non è prevista l’evacuazione durante un sisma”.

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Ovvero gli abitanti saranno allontanati dall’area solo in caso di eruzione. Ma ce ne sarà il tempo???

L’area in provincia di Napoli porta già nel suo nome Flegrei, dal greco Flegraios ovvero bruciante, la sua natura, ma come ricordano gli scienziati la famosa eruzione del Monte Nuovo risale al 1538.

Il nuovo Vulcano formato dall’Eruzione del 1538

In quella circostanza la caldera Flegrea fece sorgere dal nulla un nuovo vulcano a poca distanza di Pozzuoli, in prossimità del Lago di Lucrino, come spiega con dovizia di particolari il sito Geopop.

«L’evento che diede origine al Monte Nuovo non fu esattamente “un fulmine a ciel sereno”: le testimonianze dell’epoca raccontano di come, già a partire dal 1470, fosse presente un’attività sismica più intesa del solito, combinata ad un aumento delle emissioni gassose della Solfatara. Nei decenni successivi il sollevamento del suolo causato dal bradisismo causò l’emersione di alcune porzioni del fondale»

Si tratta degli stessi segnali che si stanno registrando oggi…

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«Nei due anni precedenti l’eruzione del 1538 l’attività sismica continuò ad essere sempre più intensa, in modo particolare nei 10 giorni precedenti la formazione del Monte Nuovo. Quei terremoti furono avvertiti fino a Napoli, dove testimoni raccontano di aver avvertito anche 5-10 scosse al giorno. Circa 30 ore prima dell’eruzione si sollevò un tratto del fondale marino in un’area compresa tra Averno e il Monte Barbaro, in quello che gli osservatori dell’epoca definirono come “disseccamento” del mare. A questo fenomeno furono associate intense scosse sismiche».

Basteranno al dottor Ciciliano 30 ore per evacuare tutti gli abitanti dell’area esposta al rischio di fuoriuscita di magma dalla settima supercaldera più grande del mondo?

Fabio Giuseppe Carlo Carisio
direttore Gospa News
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FONTI PRINCIPALI

GOSPA NEWS – DOSSIER CAMPI FLEGREI

GEOPOP – Il terremoto ai Campi Flegrei del 13 marzo era M4.6 e non 4.4, INGV: «Il più forte mai registrato nell’area»

IL FATTO QUOTIDIANO – Campi Flegrei, Ingv: “Al momento non abbiamo elementi che fanno pensare a un’eruzione imminente”

NATURE GEOSCIENCE – Escalation of caldera unrest indicated by increasing emission of isotopically light sulfur

GEOPOP . Ai Campi Flegrei cambiano i livelli di allerta per il rischio vulcanico e bradisismo: il nuovo sistema

RAI NEWS – Campi Flegrei. Ciciliano incontra i sindaci: “Evacuazione prevista solo in piano vulcanico”

GEOPOP – L’eruzione di Monte Nuovo del 1538 ai Campi Flegrei e i terremoti che l’hanno preceduta


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Fabio Giuseppe Carlo Carisio

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