IL BLUFF UE SUL BLOCCO AL GAS RUSSO LO PAGANO GLI ITALIANI. Bollette più Care in Italia e in Europa per l’Importazione dell’LNG via Nave anzichè con l’Uso dei Gasdotti
di Piero Angelo De Ruvo
Gas russo: “L’Europa taglia i tubi, ma riempie le navi: il bluff di una disconnessione impossibile
Nel 2022 l’Europa si è lanciata in una crociata energetica contro Mosca: stop al gas russo, via alle rinnovabili, liberazione dal giogo orientale.
Tre anni dopo, il sipario si alza su una scena decisamente meno epica. La “disconnessione energetica” che doveva sancire l’indipendenza geopolitica del Vecchio Continente assomiglia sempre più a un’illusione ottica: proclamata in pompa magna, tradita nei dettagli.
Una dipendenza che ha cambiato abito, non sostanza
Nel 2021, quasi la metà del gas europeo arrivava da Mosca. Dopo l’apertura del conflitto Russo-Ucraino, Bruxelles ha chiesto il divorzio. Ma quel “matrimonio tossico” si è rivelato più duro da sciogliere del previsto. La terapia d’urto chiamata REPowerEU ha ridotto la quota russa nei gasdotti, certo.
Ma come quei partner che giurano di non vedersi più e poi si scrivono di nascosto, l’Europa ha continuato a comprare gas russo — solo che non lo fa più attraverso i gasdotti ma via mare, sotto forma di LNG (Liquified Natural Gas) trasportato dalle navi cisterne. Ovvero attrraverso un mezzo assai più costoso…
I dati sono impietosi: +18% di importazioni di LNG russo nel 2024. Le metaniere partono da Yamal, attraccano a Bilbao, Zeebrugge e Dunkerque, e scaricano il gas “proibito” nei rigassificatori fiammanti costruiti in tutta fretta. Tutto legale, tutto formalmente “non russo”. La nuova geografia energetica del continente? Un gioco di prestigio geopolitico.
Rigassificatori a pioggia: quando la corsa all’alternativa genera sprechi
Germania, Italia, Grecia: il continente ha riempito i porti di nuovi terminal LNG come fossero stazioni di soccorso energetico. Peccato che, secondo le proiezioni, nel 2030 la capacità di rigassificazione supererà del 26% la domanda reale. Troppo entusiasmo, poca strategia.
Nel 2022, in piena crisi, ogni decisione sembrava giustificata. Ma oggi molti si chiedono: serviva davvero costruire tutta questa infrastruttura a tempo di record, con costi che finiranno dritti in bolletta? Il rischio è che, in nome dell’urgenza, l’Europa abbia finanziato una cattedrale nel deserto… di metano.
L’unità europea? Una fiction a episodi
A parole, l’UE ha parlato con una voce sola. Nei fatti, ha cantato a più voci — spesso stonate. L’Ungheria continua a comprare gas russo via TurkStream, con Orbán che definisce le sanzioni “un harakiri economico”. Austria e Slovacchia chiedono proroghe e deroghe. E la Germania? Firma contratti miliardari con gli Emirati e l’Azerbaigian, ma continua ad accogliere LNG russo, preferibilmente senza pubblicità.
Mentre Bruxelles insiste sulla trasparenza, alcuni Stati membri scelgono la strada opposta, occultando le proprie reali strategie di disimpegno. La realpolitik, ancora una volta, detta le regole del gioco.
Transizione verde: la nota positiva (ma non per tutti)
Va detto: sul fronte delle rinnovabili, l’UE ha messo il turbo. Nel 2024 le fonti verdi coprivano il 47% del mix elettrico. Installazioni solari ed eoliche in crescita record. Il consumo di gas è sceso. Ma anche qui, le luci non bastano a cancellare le ombre.
I Paesi nordici e baltici hanno corso. Il sud-est europeo, invece, arranca, ancora invischiato in una rete fragile, politiche incoerenti e un’integrazione a metà. La “transizione” somiglia più a una staffetta in cui alcuni corrono, altri camminano e qualcuno si è seduto al bordo pista.
Il verdetto: indipendenza o autogol?
Tre anni dopo, resta una domanda scomoda: l’Europa ha davvero rotto con il gas russo, o ha solo cambiato l’etichetta sul barile? Il metano non arriva più da est, ma arriva lo stesso. L’indipendenza energetica proclamata a Bruxelles si scioglie davanti ai numeri e alle rotte commerciali.
Mosca continua a incassare, il metano a fluire, e il cittadino europeo a pagare — con bollette più care e una fiducia sempre più sottile.
Il sogno di un’Europa forte, autonoma e verde resta nobile. Ma nel balletto tra ideali e necessità, etica e calcolo, la disconnessione energetica rischia di passare alla storia non come un atto di coraggio… ma come un grande, costosissimo abbaglio.
Il governo Meloni — tra slogan sovranisti e subalternità tecnocratica a Bruxelles — si è dimostrato incapace di difendere gli interessi reali del Paese.
Ha scelto di inseguire le chimere del mercato spot, svendendo la sicurezza energetica nazionale in nome di una transizione gestita peggio di un’emergenza. Nessuna visione industriale, nessun investimento strutturale sul rinnovabile “vero”, solo tappabuchi a gas e teatrini ideologici.
Quando, nei prossimi mesi, milioni di italiani si ritroveranno bollette gonfiate da decisioni opache e infrastrutture inutili, sarà difficile trovare qualcuno disposto a prendersi la responsabilità. Ma una cosa è certa: l’illusione dell’autonomia energetica è costata cara. E il governo italiano, invece di guidare con serietà, ha scelto di alimentarla con cinismo e incompetenza.
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Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.. Ex sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
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FONTI PRINCIPALI
Russian gas imports to the EU jump by 18% in 2024, despite plan for 2027 phase-out
UE, nel 2024 quasi la metà dell’elettricità da fonti rinnovabili
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