I FONDI PER LE VITTIME DI STRAGI (Ustica, Bologna…), MAFIA e FEMMINICIDI USATI PER LE OLIMPIADI. Memorie Tradite tra Silenzi e Scottanti Inchieste Giudiziarie (VIDEO)
“Se un Paese toglie risorse alle vittime per finanziare lo spettacolo, non è solo una questione contabile: è una frattura morale profonda”
di Ciro Scognamiglio – dottore in Giurisprudenza e membro del direttivo Constitutio Italia
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IL DIROTTAMENTO: 43 MILIONI DAL FONDO VITTIME ALLA SICUREZZA OLIMPIADI
Il governo ha deciso di trasferire 43.009.239 euro dal Fondo destinato alle vittime di mafia, usura, estorsione, femminicidio e reati violenti ai requisiti dell’ordine pubblico per le Olimpiadi MilanoCortina 2026.
Un fondo nato per sostenere individui e famiglie segnate dalla violenza istituzionale o criminale, trasformato in carburante per l’apparato di sicurezza di un evento sportivo. Un gesto che silenzia il dolore.
PROTESTE PARLAMENTARI: QUALCOSA SI ROMPE
Il coro delle opposizioni è forte e concorde:
- Francesco Silvestri (M5S): «Applaudo le forze dell’ordine, ma non togliamo i fondi alle vittime dell’usura.»
- Laura Boldrini (PD): «Abbiamo votato insieme il reato di femminicidio… oggi fate questo scempio?»
- Valentina Grippo (Azione) e Luigi Marattin (PLD) hanno definito la scelta «immorale».
- Luana Zanella (AVS): «Parlate di legalità, approvate famose leggi, poi colpite per primi i più fragili.»
Un’alleanza inaspettata, trasversale, che indica una rottura: le parole sulla legalità devono essere seguite da fatti, non da gesti simbolici di distrazione politica.
L’OMBRA SU ATTILIO FONTANA: INCHIESTA E PROCESSI SENZA IMMAGINI
Entriamo nel cuore di un paradosso istituzionale. Attilio Fontana, Governatore della Lombardia e figura chiave del Comitato organizzatore della MilanoCortina, è indagato per autoriciclaggio e falsa dichiarazione nella voluntary disclosure, nell’ambito del “caso camici”.
Gli elementi noti: la Regione acquistò camici da un’azienda riconducibile al cognato di Fontana, e il governatore possiede un conto svizzero di oltre 5,3 milioni di euro. Regolarizzato dal 2016 tramite voluntary disclosure, ma ora oggetto di indagine internazionale e rogatoria. La difesa ribadisce la piena trasparenza, ma il silenzio mediatico è quasi totale.
Nonostante l’indagine sia ufficiale, nessuna copertura sensazionalistica, nessun talk show ossessivo, nessun dossier stampa. Un contrasto evidente con la trattazione dei cittadini comuni, spesso massacrati mediaticamente anche per notizie infondate o minori.
PROCESSO MEDIATICO PER I DEBOLI, SILENZIO PER I POTENTI
La presunzione di innocenza è sacra. Ma esiste un altro principio: la neutralità dell’informazione nel trattare tutti alla stessa maniera. Quando chi è indagato è un politico di primo piano, prevale il silenzio. Quando è un cittadino qualunque, si moltiplicano telegiornali, talk, dettagli personali e condanne morali immediate.
È la giustizia su due binari: distruttiva per chi ha pochi mezzi e protettiva per chi detiene potere e visibilità.
FISCO MITE PER CHI PUÒ: LE SENTENZE SULLE FATTURE FALSE
Recentemente, la Cassazione ha emesso le sentenze n. 19675/2025 e n. 20068/2025, che rivoluzionano il quadro del diritto penale tributario:
- Articolo 131bis c.p. (tenuità del fatto): possibilità di non punibilità per reati tributari se sono episodici, di lieve entità e prontamente sanati.
- Art. 13bis del d.Lgs. 74/2000 (modificato dal d.Lgs. 87/2024): possibilità di riduzione fino a metà della pena se il contribuente paga imposte, sanzioni e interessi prima del processo e collabora.
Due strumenti giustissimi nel sistema di garanzie. Tuttavia, beneficiano soprattutto chi ha una rete legale e finanziaria, mentre per chi non ha mezzi, il reato viene amplificato: niente attenuanti, niente sconti e tanta gogna.
Questo sistema premiale, se applicato selettivamente, rischia di diventare una giustizia di classe: privilegi per chi può difendersi, punizioni severe per chi resta indifeso.
ETICA PUBBLICA E RESPONSABILITÀ POLITICA
Fontana non è stato condannato. Ma ciò che si chiede è trasparenza, non protezione. In democrazia, chi ricopre incarichi di governo ha un dovere morale: chiarire, spiegare, assumersi responsabilità politiche se necessario. Un passo di lato può essere un gesto di rispetto per l’istituzione.
Falcone e Borsellino ci hanno insegnato che la legalità si afferma non solo con le leggi, ma anche con l’esempio personale. Un politico sotto inchiesta può avvalersi delle garanzie penali, ma non può esimersi dal dovere di coerenza pubblica.
LA STRAGE DI BOLOGNA: MEMORIA SACRA, DOLORE SACCHEGGIATO
Il 2 agosto 1980, alle 10:25, una bomba nella sala d’attesa della stazione di Bologna uccise 85 persone e ferì oltre 200. È la strage più atroce del dopoguerra italiano, attribuita ai Nuclei Armati Rivoluzionari, con depistaggi istituzionali e coperture pesanti. La Cassazione ha confermato condanne definitive anche nel 2025 per i responsabili materiali.
Ogni 2 agosto, per il 45° anniversario (2025), il corteo parte da via Ugo Bassi e arriva in piazza Medaglie d’Oro, con il triplice fischio del treno alle 10:25 e un minuto di silenzio.
Presenti il sindaco Lepore, il presidente della Regione de Pascale, la ministra Anna Maria Bernini per il Governo e i rappresentanti dell’Associazione dei Familiari, ora guidata da Paolo Lambertini. Anche la memoria istituzionale è rituale, ma con una richiesta chiara: verità, giustizia e coerenza pubblica.
STRAGE, MEMORIA E RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE
Il ricordo della strage serve a ribadire che la memoria non è mero rito: è dovere civile. Progetti come il Concorso internazionale di composizione “2 Agosto” (evento musicale promosso da familiari delle vittime per trasformare memoria in arte) mostrano che la commemorazione non si riduce alla protesta, ma diventa risposta culturale attiva.
I familiari lamentano spesso la mancanza di accountability: le responsabilità istituzionali della strategia della tensione, dei depistaggi, dei legami con ambienti estremisti – denunciati da Paolo Bolognesi e altri – restano solo in parte chiarite.
IL NESSO: MEMORIA FERITA, GIUSTIZIA NEGATA, SPERANZA TRADITA
La decisione di sottrarre fondi destinati alle vittime di reati gravi per finanziare un grande evento sportivo rappresenta un paradosso istituzionale doloroso. Mentre si celebra la strage di Bologna con cori, fischi, musiche e sussidi artistici, si riduce la capacità reale dello Stato di proteggere i più deboli.
Falcone e Borsellino non hanno perso la vita per commemorazioni simboliche. Hanno agito per costruire uno Stato capace di difendere gli ultimi, non di esaltare l’immaginario del potere.
RIPENSARE LE PRIORITÀ: UN APPELLO ALLA COSCIENZA CIVILE
Questo testo vuole essere un monito: la coerenza tra parole e fatti è la sola ricetta per dare credibilità a uno Stato che aspira a essere giusto. È tempo di chiedere:
- Il ripristino immediato dei fondi alle vittime, utilizzati esclusivamente per assistenza diretta.
- Un gesto istituzionale di trasparenza politica, non necessariamente giudiziaria, da chi è coinvolto in inchieste aperte.
- Una riflessione pubblica profonda sul modello di sicurezza spettacolare rispetto alla protezione reale dei più fragili.
Conclusione – Legalità con dignità
Le Olimpiadi dureranno settimane. Il dolore delle vittime, delle loro famiglie, della gente che ha vissuto il 2 agosto 1980 resta per sempre. La memoria non si nutre di eventi ufficiali, ma di sostegno concreto, trasparenza, giustizia vissuta.
Solo così si onora il sacrificio di Falcone, Borsellino e di tutte le vittime — anche quelle delle vittime dimenticate dal bilancio dello Stato.
Ciro Scognamiglio
Dottore in Giurispreudenza esperto di diritto – Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
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