Intervista Esclusiva: “DA IMPIANTI 5G RISCHI DI PATOLOGIE CRONICHE O TUMORALI”. L’Oncologa Gentilini chiede Studi sulla Salute relativi a questa “Tecnologia Militare”

Intervista Esclusiva: “DA IMPIANTI 5G RISCHI DI PATOLOGIE CRONICHE O TUMORALI”. L’Oncologa Gentilini chiede Studi sulla Salute relativi a questa “Tecnologia Militare”

di Piero Angelo De Ruvo

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Viviamo in un’epoca in cui la velocità è diventata sinonimo di progresso, più connessioni meno attese, più dati meno dubbi. Se il 5G rappresenta il prossimo balzo tecnologico non possiamo permetterci di correre bendati.

5G tra salute, sicurezza e potere: La Voce Critica della Dottoressa Gentilini

Il dibattito attorno alla quinta generazione di comunicazione mobile va ben oltre la performance delle reti, tocca nel profondo i temi più sensibili del nostro tempo: la salute pubblica, la trasparenza scientifica, l’autonomia democratica, la sicurezza nazionale.

Ed è proprio su questo crinale che si colloca la voce della dottoressa Patrizia Gentilini, oncologa con un solido background nella sanità pubblica (già responsabile del modulo Onco-Ematologia, presso l’Unità Operativa di Oncologia AUSL di Forlì) e membro di una commissione medico-scientifica indipendente, che da anni si occupa del rapporto tra ambiente e salute.

Le sue denunce non nascono da un rifiuto ideologico della tecnologia, ma da una preoccupazione fondata sul principio di precauzione: quello stesso principio che dovrebbe guidare ogni scelta in materia di salute collettiva.

In un’intervista inedita ed approfondita rilasciata a Gospa News, la dottoressa Gentilini affronta il tema del 5G da una prospettiva critica, analizzando le implicazioni sanitarie, ambientali e sociali di una tecnologia che rischia di rivelarsi, a suo dire, ben più pervasiva e pericolosa di quanto il dibattito pubblico non lasci intendere.

Una Corsa Cieca al Progresso sotto la Lente della Coscienza

L’introduzione del 5G è stata salutata come una rivoluzione digitale capace di trasformare connettività, industria, medicina e vita quotidiana. “Non si tratta di negare i potenziali vantaggi”, afferma Gentilini, “ma di chiedersi se stiamo scegliendo consapevolmente.”

Secondo l’oncologa, l’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) associati al 5G pone interrogativi seri in termini di salute pubblica ed afferma “studi ampi e validi ce ne sono pochi però quei pochi che abbiamo a disposizione mettono già dei campanelli di allarme”.

Continua evidenziano un concetto alquanto rassicurante, “le frequenze che si utilizzano per i cellulari penetrano per diversi centimetri per cui ad esempio il cranio di un bambino viene completamente attraversato. Queste frequenze interagiscono con strutture biologiche superficiali, generando infiammazioni e stress ossidativo che, nel tempo, possono tradursi in patologie croniche o tumorali. Tuttavia, a fronte dell’entusiasmo per la velocità e la connettività offerte dal 5G, mancano studi indipendenti con adeguata potenza statistica sui suoi effetti a lungo termine sulla salute umana e sull’ambiente” conclude l’oncologa.

Campi elettromagnetici e salute: una questione ancora aperta

Nell’intervista, che invito a seguire con attenzione, la dottoressa Gentilini scende nei particolari medici, evidenziando altresì, che segnalazioni e alcune ricerche indipendenti hanno riferito sintomi
come cefalee, insonnia ed epistassi in persone residenti vicino a infrastrutture 5G, con miglioramenti riportati dopo l’allontanamento dalla fonte.

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Diverse ricerche hanno inoltre ipotizzato una possibile correlazione tra esposizione cronica ai campi elettromagnetici e alcune patologie, tra cui tumori cerebrali, leucemie infantili, Alzheimer e disturbi neurodegenerativi. Tuttavia, l’interpretazione di questi dati è oggetto di dibattito. Organismi regolatori internazionali, come l’ICNIRP, mantengono linee guida basate principalmente sugli effetti termici acuti, suscitando critiche da parte di alcuni studiosi per la limitata considerazione degli effetti biologici a lungo termine.

Una Tecnologia usata dai Militari per Disperdere la Folla

“C’è un aspetto spesso trascurato ma profondamente inquietante nella discussione sul 5G” asserisce la dottoressa “alcune delle frequenze oggi impiegate derivano da tecnologie di origine militare, l’Active Denial System, sviluppato dall’esercito statunitense ne è un esempio emblematico, questo sistema utilizza onde millimetriche – le stesse su cui si basano alcune applicazioni del 5G – per disperdere la folla attraverso un’intensa sensazione di bruciore sulla pelle. Può una tecnologia pensata per infliggere dolore essere davvero considerata innocua quando adattata a usi civili?”

È questa la domanda, più attuale che mai, che solleva la dottoressa Gentilini,

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Nel frattempo, si assiste a un inquietante cambio di paradigma da parte delle istituzioni. In Italia, l’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici da 6 a 15 V/m rappresenta un chiaro segnale. Ancora più controversa è la modalità con cui tali limiti vengono calcolati, una media sulle 24 ore che finisce per nascondere i picchi di esposizione più intensi e potenzialmente nocivi, in questo contesto, la tutela della salute pubblica sembra sempre più sacrificata in nome del progresso tecnologico.

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Eppure, centinaia di scienziati indipendenti hanno lanciato allarmi e appelli per un’applicazione rigorosa del principio di precauzione. Appelli rimasti lettera morta, ignorati da chi avrebbe il compito di vigilare sulla sicurezza collettiva. Questo silenzio solleva interrogativi inquietanti sul legame tra potere politico, interessi industriali e salvaguardia della salute umana.

Mentre l’opinione pubblica viene sedotta dalle promesse del 5G, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stanziato 600 milioni di dollari per sperimentare la tecnologia in cinque basi militari per potenziare capacità letali, sorveglianza, automazione e interoperabilità.
“Che tipo di società stiamo costruendo?”, si interroga ancora Gentilini. “Siamo davvero pronti a rinunciare a benessere, privacy e autonomia per una modernità che non abbiamo scelto, ma che ci è stata imposta?”

Benefici medici, conflitti di interesse o illusione digitale.

Un punto chiave del dibattito attorno alle nuove tecnologie, come il 5G, riguarda la fiducia nella scienza e nella trasparenza delle fonti.

Secondo l’oncologa Gentilini, una parte rilevante della letteratura scientifica che tende a minimizzare i rischi legati all’esposizione ai campi elettromagnetici (CEM) risulta finanziata dall’industria delle telecomunicazioni. “Quando ci sono conflitti di interesse – osserva – solo il 30% degli studi evidenzia dei rischi. In assenza di tali legami, la percentuale sale al 70%.” Un dato che solleva interrogativi sulla reale indipendenza della ricerca.

In questo contesto si inserisce anche il ruolo controverso dell’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection – Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), organismo che stabilisce le linee guida internazionali sull’esposizione ai CEM. Nonostante la sua autorità riconosciuta, l’ICNIRP è un ente privato, privo di esperti clinici tra i suoi membri, e con legami documentati con l’industria delle telecomunicazioni.

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La narrazione dominante promuove il 5G come un alleato della medicina, citando vantaggi nella chirurgia robotica, nella telemedicina e nella diagnostica a distanza, ma la dottoressa Gentilini invita alla prudenza.

“Io sono abbastanza scettica, sul fatto che la tecnologia sia veramente un’arma vincente, magari lo può essere per alcune situazioni, però possiamo chiederci a che prezzo” Secondo l’oncologa, l’incremento della velocità di connessione non affronta i problemi strutturali del sistema sanitario, al contrario, rischia di incentivare una medicalizzazione eccessiva dell’esistenza, moltiplicando esami e procedure non sempre necessari, e generando un’illusoria idea di progresso.

Anche se i sostenitori del 5G ne esaltano le potenzialità in ambito medico, ciò comporta un massiccio potenziamento delle infrastrutture tecnologiche e un’esposizione sempre più capillare ai CEM, soprattutto nelle aree urbane densamente popolate, i dati suggeriscono una realtà più complessa.

5G, il volto oscuro di una “smart society” a rischio libertà.

L’introduzione del 5G non solleva solo dubbi in ambito sanitario, ma apre anche interrogativi profondi sul piano delle libertà individuali.

“Questa innovazione del 5 G rientra in un modello di società sulla quale nessuno ci ha chiesto un parere, io purtroppo vedo che i cittadini sono sempre meno padroni del proprio destino, siamo sempre meno padroni del nostro futuro che viene deciso e viene programmato” , prosegue la Gentilini, “ si parla tanto di libertà e democrazia, che però nel concreto poi non vi è una completa applicazione, in realtà anche il 5G temo sia una tecnologia che servirà a sorvegliarci molto di più a controllarci e vedere se ci comportiamo bene”.

Secondo la professoressa, l’infrastruttura tecnologica alla base di una società “intelligente” potrebbe trasformarsi in uno strumento di sorveglianza pervasiva, tecnologie come il riconoscimento facciale, la geolocalizzazione costante e l’automazione dei servizi urbani rischiano di sfociare in un modello sociale in cui il controllo prende il sopravvento sulla libertà.

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Un esempio emblematico è quanto accaduto nel periodo Covid in Canada, durante le proteste dei camionisti, quando il blocco dei conti bancari dei manifestanti ha mostrato quanto rapidamente i mezzi digitali possano essere impiegati per contenere o reprimere il dissenso.

Spesso si ignora che il 5G, oltre a potenziare l’efficienza e la connettività, può anche essere utilizzato come leva per un controllo capillare del cittadino. Nelle smart cities, ogni movimento, ogni interazione, ogni transazione è tracciata in nome della sicurezza o della semplificazione, il crescente intreccio tra colossi tecnologici, istituzioni governative e forze militari alimenta il timore di derive autoritarie mascherate da progresso, in cui la promessa di innovazione rischia di mettere in secondo piano i diritti fondamentali.

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Il principio di precauzione, una vittima del business.

Nel panorama delle innovazioni tecnologiche, il sospetto più inquietante non riguarda tanto ciò che sappiamo, quanto ciò che non ci viene detto. L’introduzione del 5G potrebbe essere l’ennesima maschera di un progresso tecnologico che copre un gigantesco esperimento sulla salute pubblica.

“Ci avevano garantito che l’amianto fosse sicuro, poi è toccato al DDT, anche sui vaccini anti-Covid ci è stato detto che non c’erano rischi,” osserva la dottoressa Patrizia Gentilini. “Perché dovremmo continuare a credere ciecamente, senza porre domande?”

Secondo Gentilini, la fiducia nella scienza è oggi compromessa da un sistema che premia l’allineamento e penalizza il dubbio. Eppure, ricorda, il metodo scientifico si fonda sul confronto e sul principio del dubbio, non sulla censura o sull’emarginazione di chi solleva interrogativi, chi chiede trasparenza viene spesso ridicolizzato o ignorato.

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In questo contesto, il principio di precauzione – un tempo caposaldo delle politiche pubbliche – è stato progressivamente abbandonato. L’approccio adottato con il 5G ne è un esempio emblematico, ma la deriva era già evidente nella gestione dell’emergenza Covid: “Abbiamo sospeso diritti costituzionali e somministrato trattamenti sperimentali anche a categorie vulnerabili come donne in gravidanza e bambini,” rammenta Gentilini.

“La scienza si è piegata agli interessi dell’industria, e una parte della popolazione ha smesso di interrogarsi.”

La storia, però, ci ha già messo in guardia, dall’amianto al tabacco, dai pesticidi alla pandemia, ogni volta che si è sacrificato il principio di precauzione sull’altare del profitto, i danni sono stati gravi e spesso irreparabili. Oggi prevale una narrazione dominata da studi finanziati da soggetti con interessi diretti, assenza di dibattito scientifico indipendente e un preoccupante silenzio istituzionale.

Il rischio è che il 5G diventi l’ennesimo capitolo di una lunga catena di errori, dove il desiderio di innovazione corre più veloce della responsabilità etica. “Per questo, recuperare il principio di precauzione non è una scelta ideologica, ma un’urgenza civile”, conclude l’oncologa.

IL VIDEO dell’Intervista Integrale all’Oncologa Gentilini

Fermarsi per decidere consapevolmente

L’intervista alla dottoressa Gentilini ci invita dunque a prenderci una pausa, a rallentare, a tornare padroni delle nostre scelte: sul corpo, sulla salute, sulla libertà. Il 5G non è soltanto una questione tecnologica, e come ogni tecnologia non è né buono né cattivo. È un punto di svolta che ci costringe a interrogarci sul modello di società che stiamo costruendo, è uno strumento e come ogni strumento, dipende da come e da chi viene usato.

Il problema non è il segnale, ma il segreto, non è la banda larga, ma la trasparenza stretta, non è il progresso, ma l’assenza di dibattito. Una decisione così profonda non può essere lasciata esclusivamente nelle mani di governi, industrie o colossi tecnologici perché in ballo non c’è solo la potenza della connessione: c’è la direzione della nostra civiltà.

Il vero progresso non si misura solo con i gigabit al secondo, ma con la capacità di restare umani, con una scienza libera e non appiattita sulle agende economiche, servono istituzioni coraggiose, capaci di regolare prima che sia tardi, serve un’opinione pubblica informata, capace di distinguere l’innovazione utile dalla retorica tecnologica.

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Il futuro non si ferma, ma può e deve essere guidato perché, se il 5G promette di connettere tutto, non possiamo scollegare proprio il nostro spirito critico, in gioco non ce solo la velocità di download, ma la qualità della nostra vita.

Senza queste fondamenta, il rischio è che a essere messi alla prova non siano solo tecnologie e dati, ma le nostre stesse vite. Perché il vero segnale da captare non è quello delle antenne, ma quello della coscienza.

Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.. Ex sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia

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