LOBBY ARMI – 24. MELONI & CROSETTO MERCANTI DI MORTE! €42 Miliardi di Investimenti Militari da quando la Difesa è in Mano all’ex Consulente di Leonardo

LOBBY ARMI – 24. MELONI & CROSETTO MERCANTI DI MORTE! €42 Miliardi di Investimenti Militari da quando la Difesa è in Mano all’ex Consulente di Leonardo

di Carlo Domenico Cristofori

I mercanti di morte, i produttori di armi come la multinazionale italiana Leonardo che speculano persino sul genocidio di bambini a Gaza (dossier della diplomatica ONU italiana Francesca Albanese), possono brindare a Krug e mangiare caviale Beluga russo (ma di nascosto) ringraziando il loro amico ed ex collega Guido Crosetto… 

Meloni, Crosetto e Giorgetti Mercanti di Morte

Crosetto è stato nominato Ministro della Difesa del Governo Meloni nonostante un oceano di conflitti d’interessi per il suo ruolo di presidente AIAD (Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) e consulente di multinazionali belliche, adombrato pure da transazioni bancarie sospette per alcuni incassi milionari. 

Da quando lui regna impavido, forte della sua somiglianza ducesca, l’Italia può vantarsi di essere uno dei sei più importanti esportatori di morte al mondo e di aver aprovato 42miliardi di investimenti nell’ambito militare.

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Un bambino innocente si chiederebbe… Ma perché spendere 42 miliardi per comprare strumenti di guerra se siamo il sesto importatore mondiale e pertanto praticamente autonomo nel settore?

Bimbo, se non ci fosse questa girandola come farebbero a fermarsi per strada, gonfiando i prezzi, le sfarzose prebende che arricchiscono i manager amici e sostenitori finanziari dei politici??? 

Lo sa bene Donald Trump che è stato eletto dalla Lobby Sionista che detiene il controllo finanziario sulla Lobby delle Armi per la quale hanno scelto deliberatamente di diventare mercanti di morte la presidente del Cosniglio Giorgia Meloni e il ministro Crosetto ma anche il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: in quanto “tiene famiglia”… avendo il fratello tra i manager commerciali della Leonardo, controllata al 30 % dal suo dicastero.

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E’ curioso che la magistratura abbia avviato inchieste a Milano sulla cementificazione incontrollata ma non si sia mossa a guardare nelle pieghe dei vorticosi affari delle industrie delle armi e dei decreti secretati sugli aiuti militari all’Ucraina.

Poi rammentiamo che il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura (avvocato Fabio Pinelli) è uscito dal cilindro d’oro dell’entorurage Leonardo e ci spieghiamo anche perché Fratelli d’Italia, il partito di Meloni e Crosetto, ha chiesto di censurare l’intervento della dottoressa Albanese, autrice di un dossier shock sul genocidio in quanto Relatrice delle Nazioni Unite per i Territori Occupati in Palestina.

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Chiudiamo qui la premessa prima di degenerare in ingiurie triviali verso i nostri governanti e leggiamo quanto scrive RAI News…

SIPRI: Italia sesto Esportatore di Armi nel Mondo

«L’Italia è diventata il sesto esportatore mondiale di armamenti. Nell’ultimo yearbook del SIPRI, lo Stockholm International Peace Reasearch Institute, che monitora tra l’altro il trasferimento delle principali armi convenzionali, nel quinquennio 2020-2024 l’Italia si posiziona dietro a cinque tradizionali Paesi produttori di armamenti, Stati Uniti, Francia, Russia, Cina e Germania, ma ha superato la Gran Bretagna. Roma copre oggi il 4.8% delle esportazioni mondiali di armi, (Parigi il 9,6% e Berlino il 5,6%, solo per restare in Europa)» riporta il sito web della TV nazionale.

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Sempre secondo i dati dell’SIPRI, tra il 2015-2019, tale valore era appena al 2%: in quattro anni l’aumento delle esportazioni belliche italiane è stato del 138%.

In più, a questi numeri vanno aggiunti gli ordini effettuati, ma non ancora consegnati e gli ordini ‘attesi’: ad esempio, con la visita di Stato di Giorgia Meloni in Arabia Saudita, lo scorso gennaio, sono stati firmati dei memorandum tra Riad e Leonardo e Fincantieri, che probabilmente aumenteranno le vendite nei settori aerospaziale e cantieristico-navale. Proprio Leonardo col 27.67% e Fincantieri  col 22,62% sono le due società che insieme fanno la metà delle esportazioni belliche italiane.

Sulla base della Relazione annuale sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2024, emerge che l’Italia ha esportato effettivamente armamenti per 4.5 miliardi di euro, con un incremento del 14,51% rispetto ai 3.9 dell’anno precedente. Sono arrivati a 90, prima erano 83, i Paesi autorizzati all’importazioni di armamenti italiani e il numero complessivo delle autorizzazioni è passato da 2101 a 2569. Dei 4.5 miliardi di euro esportati il 33% è stato diretto in Medio Oriente, il 31% verso Paesi aderenti all’Unione Europea o all’Alleanza Atlantica, un 15 % in Asia e un 8,5% verso Paesi in Europa ma non facenti parte di Ue o Nato.

15 Miliardi di euro “Rubati” agli Italiani per comprare Armi

«L’Italia, oltre a produrre e vendere all’estero, è anche un paese che spende molto per le armi. In questa legislatura, il Ministero della Difesa ha chiesto e ottenuto dalle Commissioni Difesa del Parlamento il via libera all’avvio di nuovi programmi dal valore complessivo di oltre 42 miliardi e impegni finanziari pluriennali per 15 miliardi».

Una cifra colossale se si rammenta che la premier Meloni ha affossato il reddito di cittadinanza destinato ai poveri per risparmiare e ha dovuto pescare soldi dai Fondi delle Vittime della Mafia e del Terrorismo per finanziare le Olimpiadi…

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«Si tratta di programmi di acquisizione di nuovi sistemi d’arma terrestri (carri armati, obici semoventi cingolati, blindati da combattimento, mortai e artiglieria di precisione a lunga gittata, razzi e missili antiaerei, armi anticarro, droni-bomba), marittimi (navi da guerra, sottomarini, droni, artiglieria e missili antiaerei e antinave), aerei (caccia, elicotteri, aerei spia e per la guerra elettronica, droni armati e da ricognizione, bombe e missili per combattimento e attacchi in profondità) e per le forze speciali (armi, equipaggiamenti, mezzi speciali e strumentazione varia)».

E’ quanto spiega in modo assai dettagliato l’articolo di Enrico Piovesana su Milex.org da cui RAI News ha attinto i dati.

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Poi si aggiungono i piani di acquizione di nuove tecnologie essenziali per la condotta di operazioni belliche secondo gli standard di interoperabilità Nato (satelliti, radar, sistemi di comunicazione, reti informatiche, centri di comando, capacità di difesa e attacco cyber) e per la loro preparazione (velivoli e simulatori avanzati per l’addestramento al combattimento e all’uso dei nuovi sistemi d’arma) e altri programmi relativi alle infrastrutture di supporto a mezzi e truppe (caserme, basi aeree e navali, poligoni, arsenali).

Il Piano Meloni da 150 Miliardi di euro per Arricchire l’industria Bellica

Sono programmi che tra il 2025 e il 2027, graveranno sul bilancio dello Stato per oltre 3,5 miliardi di euro: 1,1 miliardi nel 2025, 1,04 nel 2026 e 1,4 nel 2027. Gli altri 11.5 miliardi che sono somme stanziate in modo vincolante, sono impegnati per gli anni successivi.

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«Con i 42 miliardi Roma è riuscita a rispettare gli obiettivi Nato, destinando il 2% del prodotto interno lordo in difesa, ma le risorse devono essere trovate. Con l’adozione a maggio del regolamento SAFE (Support for Ammunition, Joint Procurement and European Defence Empowerment Facility, ndr), l’Unione Europea ha creato la più ambiziosa piattaforma di procurement militare mai varata: 150 miliardi di euro, tra prestiti e garanzie, per rafforzare la base industriale della difesa, coordinare gli acquisti e stimolare la produzione comune. Anche l’Italia, all’ultimo minuto, vi ha aderito (dopo aver inizialmente negato alcun interesse) e ha chiesto 14 miliardi da impiegare nei prossimi cinque anni e da restituire nell’arco dei prossimi 45».

E’ quanto aggiunge RAI News usando probabilmente il verbo sbagliato, rafforzare anzichè arricchire, e facendo riferimento al famigerato piano ReArm che grida vendetta davanti a Dio, come ha denunciato energicamente l’Arcivescovo del Santuario di San Pio, monsignor Franco Moscone… 

La Rheinmetall controllata dai Sionisti tra i Fornitori del Governo Meloni

Entrando nel dettaglio della tabella di Milex sugli investimenti militari del Ministro della Difesa guidato da un ex commerciante d’armi come Crosetto, vediamo chi sono i fornitori del governo Meloni…

I fornitori nazionali dei nuovi programmi fin qui avviati nella XIX Legislatura sono Leonardo (mezzi aerei e apparati tecnologici di quelli terrestri e navali, satelliti, radar, sistemi di comunicazione e informatici, simulatori), Fincantieri (mezzi navali e subacquei), Iveco e Tekne (mezzi terrestri), Rwm (munizioni d’artiglieria), Mbda Italia (missili per gli elicotteri della Marina).

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I fornitori multinazionali europei sono i consorzi Eurofigher per i caccia Typhoon (composto da Leonardo, dalla britannica Bae Systems e dall’Airbus tedesca e spagnola) e Mbda per i missili e bombe (joint-venture composta da Leonardo, dalla britannica Bae Systems e da Airbus francese, tedesca e spagnola).

Gli altri fornitori stranieri sono le americane Lockheed Martin (F-35 e artiglieria a lunga gittata), Raytheon (bombe per F-35 e razzi antiaerei), Boeing e General Dynamics (bombe per F-35), Aerovironment (droni), Gulfstream e L3Harris (aerei da guerra elettronica), Flyer (mezzi aviolanciabili), Stellantis Usa (mezzi tattici), le tedesche Rheinmetall (carri armati e cannoni antiaerei), Krauss-Maffei Wegmann (obici semoventi cingolati) e Grob (alianti addestrativi), la britannica Mbda Uk (missili per F-35), le francesi Thomson-Brandt (mortai) e Thales (satelliti), la spagnola Indira (armi antidroni) e la svedese Saab (lanciarazzi anticarro).

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In crescita il ruolo delle aziende israeliane quintuplicato rispetto all’anno precedente: Rafael (missili anticarro Spike per 92 milioni e droni-bomba Spike Firefly per 270 milioni di impegno finanziario), Elbit (simulatori scuola elicotteri di Luni con 44 milioni impegnati), Uvision (droni-bomba Hero30, assemblati su licenza in Sardegna dalla RWM Italia, per una quota parte dell’impegno di 76 milioni comprendente anche mortai francesi), Elta Systems (allestimento due aerei spia Gulfstream per quota parte dell’impegno di 638 milioni comprendente anche l’allestimento negli Stati Uniti di altri due Gulfstream per la guerra elettronica per 257 milioni).

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I più attenti lettori dei reportage sul mercato dei signori delle guerre avranno certamente notato che nell’elenco sopracitato ci sono molte delle multinazionali accusate di speculare sul genocidio di Gaza dall’inquietante e coraggioso dossier della diplomatica ONU italiana Francesca Albanese.

Sotto la tabella delle spesse pazze della premier Meloni per far contento il suo gigante memore Crosetto, entrambi entrati nel giro internazionale dei think-tank e divenuti discepoli dei Rockefeller, gli storici mercanti di morte insieme ai Rothschild.

Carlo Domenico Cristofori

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FONTI PRINCIPALI

RAI NEWS

MILEX

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Carlo Domenico Cristofori

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