PILLOLE ANTI-PUBERTA’: Compromesso di Schillaci sui Fanciulli Gender. Ma il Disagio delle Anime non si Cura coi Farmaci
Nell’immagine di copertina il Ministro della Salute Schillaci e un’immagine per rappresentare la disforia di genere: sullo sfondo la Bandiera dell’orgoglio Transessuale che fece la sua apparizione nel 2000 al pride di Phoenix, in Arizona ed è sovente usata da gruppi pedofili per dialogare co. i fanciulli in crisi di identità sessuale
Un farmaco non può curare un’anima smarrita: il grido di allarme di una madre e nonna
di Paola Persichetti
Il recente disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci e della ministra per la Famiglia Maria Eugenia Roccella, segna un passo importante nel dibattito sulla disforia di genere nei minori. La nuova normativa, che introduce disposizioni più stringenti per la prescrizione e l’utilizzo di farmaci come la triptorelina, riflette una crescente preoccupazione a livello nazionale e internazionale.
Ma la domanda che mi pongo, come madre, nonna e donna che ha dedicato la sua vita alla crescita dei giovani, è se questa stretta sia sufficiente. O se, ancora una volta, ci stiamo accontentando di curare il sintomo, ignorando la vera malattia.
La svolta normativa: un passo in avanti o un compromesso?
Il nuovo provvedimento prevede che la somministrazione dei farmaci bloccanti della pubertà sia subordinata a una diagnosi di un’équipe multidisciplinare, alla documentazione di percorsi psicologici e psichiatrici pregressi, e all’ottenimento di un consenso informato rigoroso.
Inoltre, si prevede l’istituzione di un registro AIFA per un monitoraggio semestrale dei dati e la creazione di un tavolo tecnico per valutarli. Si tratta di una netta evoluzione rispetto alla delibera AIFA del 2019, che aveva inserito la triptorelina tra i farmaci rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale per l’uso “off-label”.
Seppure questi passi siano lodevoli, la loro necessità in un’Italia che si attarda a ricalibrare la rotta mi fa riflettere. In altri Paesi, come il Regno Unito e gli Stati Uniti, si sta già facendo un drammatico passo indietro.
Il caso della clinica Tavistock di Londra, il cui operato è stato messo in discussione per l’approccio “affermativo acritico” e l’allarmante incidenza di pazienti autistici, ha portato alla sua chiusura e all’avvio di un ripensamento profondo.
Esperti autorevoli, come quelli dell’American College of Pediatricians, hanno dichiarato apertamente che la somministrazione di farmaci che bloccano la pubertà a un corpo sano è un abuso su minore, una pratica non supportata da sufficienti prove scientifiche a lungo termine.
CHIUDE LA CLINICA GENDER DEGLI SCANDALI. Stop ai Farmaci antiPubertà del Tavistock Center di Londra
E qui sta la contraddizione.
Mentre noi ci affanniamo a regolamentare un farmaco, in altri Paesi ci si sta rendendo conto che il problema non è come somministrarlo, ma se debba essere somministrato affatto.
Il vero problema: il vuoto esistenziale e la guerra spirituale
La questione, infatti, non può essere ridotta a una semplice disquisizione sulla appropriatezza prescrittiva. La disforia di genere non è una malattia come la malaria o un cancro, non c’è una lesione fisica da rilevare con un vetrino. È, come ho imparato in trent’anni di pastorale giovanile e matrimoniale, un profondo disagio dell’anima, una fatica a riconoscersi e accettarsi nel proprio corpo.
Il problema, come sottolineato anche da voci autorevoli come quella dello psicologo Roberto Marchesini, è che abbiamo perso il senso di cosa significhi essere uomini e donne. Abbiamo cancellato il significato profondo di “diventare uomo” e “diventare donna”, riducendoli a stereotipi vuoti e a mere scelte individuali.
I nostri figli vivono in un mondo che ha smesso di offrire loro modelli di riferimento solidi, in una società che, disconnessa dalle proprie radici, vive in un eterno presente senza scopo.
In questo vuoto esistenziale, la naturale inquietudine e l’odio di sé che può emergere in adolescenza viene immediatamente etichettato, diagnosticato e medicalizzato.
Si offre un farmaco a un’anima smarrita, un bisturi a un corpo sano.
La pubertà non è una malattia, ma un dono
La critica al DSM, il manuale degli psichiatri americani, che con un voto politico ha inserito la disforia di genere tra le patologie, è fondata. Dare un nome a uno “scontento” non fa altro che cristallizzarlo e amplificarlo. I nostri ragazzi, sani nel corpo ma fragili nella mente, vengono convinti che il loro disagio non sia parte del difficile percorso di crescita, ma una vera e propria malattia da curare con la chimica.
La pubertà è il momento in cui l’identità si forma, in cui la mente infantile deve lasciare il posto a quella adulta. Bloccare questo processo con un farmaco è devastante. Come evidenziano gli esperti, può causare depressione grave, rischi per la salute (dalla sterilità al cancro) e alterazioni cerebrali che rendono il giovane più suggestionabile e fragile. È una via verso la dipendenza da farmaci a vita e, in molti casi, verso interventi chirurgici mutilanti e irreversibili. Il sesso non si cambia, si mutila un corpo sano per inseguire un’illusione.
L’inganno e lo smarrimento: l’attacco all’innocenza
Ciò che sta accadendo è un vero e proprio attacco all’innocenza dei bambini e degli adolescenti.
Sotto il martellamento di una propaganda ideologica, i giovani vengono portati a credere che il proprio corpo sia un errore da correggere, una gabbia da cui fuggire. Si nega loro la possibilità di fare l’esperienza della bellezza della loro sessualità biologica, del significato profondo di essere maschio o femmina. In questo smarrimento, perdono la loro identità, la memoria di chi sono e di quale sia il loro scopo nella vita. È un vero e proprio precipitare in un abisso infernale, dove l’uomo, non avendo più punti di riferimento, è condannato a una vita senza senso.
Non si può non vedere che dietro a tutto questo si muovono forze oscure.
Il demonio, per invidia, ha portato la morte nel mondo, e oggi il suo attacco si manifesta nel tentativo di corrompere l’innocenza e di negare la Verità. L’uomo, creato “poco meno degli angeli”, è stato coronato di gloria e onore. Il nostro corpo è il segno visibile di questa grandezza, è il tempio dello Spirito Santo. Perderne il senso significa rinunciare alla nostra dignità di creature a immagine e somiglianza di Dio.
L’appello di una donna: custodire il corpo, ritrovare la vocazione
Il vero problema non è quindi fare leggi più stringenti sulla triptorelina. Dare a Cesare quel che è di Cesare, certo, ma dobbiamo anche dare a Dio quel che è di Dio. E i nostri corpi sono di Dio. Dobbiamo custodirli, onorarli e riscoprire la bellezza della nostra differenza sessuale che è un dono e non un errore. Il nostro corpo risorgerà, per questo dobbiamo prendercene cura, con rispetto e amore.
Questo è il momento della donna, con la D maiuscola. Non di colei che rinuncia alla sua femminilità, ma di colei che la vive nella sua pienezza. Come Maria, la Donna che ha accolto il Verbo fatto carne. Come la Donna a cui Gesù, sulla croce, affida l’umanità dicendo “Donna, ecco tuo Figlio”. A noi donne è stata affidata la cura dell’essere umano in modo speciale, proprio a motivo della nostra femminilità. Abbiamo una vocazione grandissima, una missione che si compie non nel rinnegare il nostro corpo, ma nel renderlo fecondo di amore.
Per questo, come donna, sposa, madre e nonna, sento l’urgenza di invitare tutti a riconsiderare e custodire la verità sulla bellezza di essere maschio e femmina. Di fronte a questa verità non posso tacere.
Il messaggio di speranza che ci viene dalla Chiesa, e che ho visto con i miei occhi, è che le porte degli inferi non prevarranno.
L’incontro con i giovani di tutto il mondo per il Giubileo il 3 agosto 2025 nella spianata di Tor Vergata con il Papa Leone XIV dimostra che i giovani hanno ancora sete di verità: più di 1 milione di giovani erano presenti. Il giorno successivo, sempre a Tor Vergata, 120000 giovani del Cammino Neocatecumenale, si sono radunati per un incontro vocazionale con l’equipe internazionale del cammino.
Più di diecimila hanno risposto alla chiamata, hanno scelto di seguire Cristo, di donare la propria vita, di fare la volontà di Dio con il loro corpo. È solo in questo modo che possiamo trovare il senso della vita, liberandoci dalla menzogna che cerca di annullare la dualità “maschio” e” femmina”, come Dio li creò all’inizio. Solo nella Verità è possibile trovare la vera libertà e la vera gioia.
prof. ssa Paola Persichetti
presidente dell’Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni
Paola Persichetti, oltre ad essere Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni e già leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con 110/110, bacio accademico e menzione d’onore. Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.
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