CASO NITAG. SCHILLACI COMPLICE DI BILL GATES. Bufera sui Medici nella Consulta ministeriale sulle Vaccinazioni: per agevolare le Big Pharma
di Paola Persichetti
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La vicenda del Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (NITAG), culminata con la sua revoca il 16 agosto 2025 a soli dieci giorni dalla nomina, è molto più di una polemica politica estiva. È una rappresentazione cruda e lampante di come il potere gestisce le masse e il dissenso nell’era contemporanea.
La storia del NITAG svela una profonda crisi di autorevolezza e autonomia, mostrando come la sanità pubblica italiana sia tenuta in ostaggio da una narrativa che si maschera dietro parole come “trasparenza” e “inclusione” per soffocare ogni voce fuori dal coro.
«Il ministro della Salute Orazio Schillaci fa un passo indietro e dopo la valanga di polemiche azzera tutto il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (il Nitag) che aveva nominato soltanto da una decina di giorni. Si ricomincia daccapo probabilmente con le nuove nomine che arriveranno non prima di settembre».
Scrive giubilante il Sole24 Ore, quotidiano di Confindustria di cui fa parte anche Farmindustria, l’associazione delle Big Pharma
«Troppo rumorosa la levata di scudi della comunità scientifica, dall’Ordine dei medici alle principali società scientifiche, per la presenza tra i 22 membri di fresca nomina di due medici – il pediatra Eugenio Serravalle e l’ematologo Paolo Bellavite – che in passato avevano pubblicamente espresso posizioni contrarie ai vaccini, sia durante la pandemia da Covid ma anche prima sull’obbligo delle vaccinazioni pediatriche».
NITAG: la Fragile Illusione dell’Indipendenza
Il NITAG è stato istituito come un organo tecnico, non politico, con l’obiettivo di fornire al Ministero della Salute un parere scientifico imparziale. La sua nascita è legata a una visione promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), intesa a rafforzare la fiducia del pubblico nelle campagne di immunizzazione.
Ma perché tanto interesse specificamente per le vaccinazioni e non per altri aspetti della sanità pubblica? Perché il consenso attorno alle politiche vaccinali è diventato un pilastro fondamentale del controllo sulla salute pubblica e, di conseguenza, sulla gestione delle masse.
A riprova di ciò, durante una conferenza TED del 2010, Bill Gates ha affermato: “Oggi il mondo conta 6,8 miliardi di persone, destinate ad aumentare fino a circa 9 miliardi. Ora, se facciamo un ottimo lavoro con i nuovi vaccini, l’assistenza sanitaria e i servizi di salute riproduttiva, potremmo ridurre quel numero del 10 o 15%.”
L’idea era di valorizzare l’indipendenza degli esperti per proteggere la salute pubblica, ma questa visione si è scontrata immediatamente con una realtà che l’ha resa un’illusione.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato il 16 agosto 2025 un nuovo procedimento per la nomina dei componenti del Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (NITAG), citando la necessità di un approccio serio e rigoroso. Il comunicato stampa recitava:
“La tutela della salute pubblica richiede la massima attenzione e un lavoro serio, rigoroso e lontano dal clamore – dichiara il Ministro Schillaci –. Per questo abbiamo deciso di annullare la precedente procedura di nomina e di avviare un percorso che assicuri la massima trasparenza e il coinvolgimento di tutte le categorie e gli stakeholder interessati. L’obiettivo è dare un segnale forte: la scienza e l’evidenza clinica devono guidare ogni nostra scelta.”
Questo annuncio è giunto in seguito a una serie di polemiche e reazioni negative da parte della comunità scientifica e degli Ordini dei Medici, che avevano criticato la composizione del NITAG.
La Doppia Trappola sulla Salute: Economia e Ideologia
- Il caso NITAG ha rivelato un duplice meccanismo di controllo che agisce in maniera sinergica.
- Il Conflitto Economico e la Trappola della Stakeholder Economy:
Il primo conflitto è emerso con la nomina di membri che avevano legami finanziari con l’industria farmaceutica. Questa dinamica si inserisce perfettamente nel modello di stakeholder economy, promosso da Klaus Schwab e dal World Economic Forum.
Se da un lato questa strategia mira a rassicurare il pubblico suggerendo che le decisioni non siano prese a porte chiuse, in realtà l’adesione formale al modello non è nient’altro che una tattica di marketing per nascondere pratiche opache. È il rischio del “washing”, dove le aziende si presentano come etiche e responsabili senza un reale cambiamento.
L’assenza di responsabilità è un altro punto critico: se un’azienda deve rispondere a troppi interessi, rischia di non essere pienamente responsabile verso nessuno. Questo modello serve a legittimare l’influenza delle grandi corporation nella governance globale, permettendo a un’élite non eletta di prendere decisioni che spetterebbero alle istituzioni democratiche. In un sistema in cui la ricerca è in gran parte finanziata dal privato, la presenza di medici con legami finanziari con l’industria è inevitabile.
La prassi di dichiarare questi legami è, in questo contesto, un’ipocrita dissimulazione: non elimina il conflitto, ma lo rende pubblico, come se il male, una volta dichiarato, non fosse più un problema. La giustificazione dell’esistenza del NITAG si basa sulla speranza che quest’ultimo possa, in qualche modo, gestire questo conflitto, una sfida che la realtà rende quasi impossibile.
- Il Conflitto Ideologico: La Scienza come Nuova Religione:
Il secondo e più profondo livello di controllo si è manifestato con la nomina di due medici critici, Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle. La loro inclusione ha scatenato una “gogna mediatica” che ha agito come una vera e propria inquisizione.
Questo episodio è l’esatta rappresentazione di come la cultura woke si sia estesa dal mondo sociale alla scienza. Così come la cultura woke impone il conformismo ideologico e mette a tacere il dissenso, la “nuova religione della scienza” fa lo stesso.
Il “dogma del consenso” è diventato un’arma per delegittimare chi non si allinea. L’accusa di “suggestioni antiscientifiche” contro Bellavite, che si è difeso citando il suo curriculum con oltre 170 articoli scientifici indicizzati, è un moderno tentativo di “excommunication”.
La campagna mediatica, orchestrata anche da un giornale cattolico come Avvenire che Bellavite ha definito “unilaterale e fazioso,” ha dato voce solo ai suoi accusatori e ha mostrato il “perverso intreccio tra politica globalista, Big Pharma e informazione corrotta.”
La replica di Serravalle: “Non sono no-vax”
A fronte delle polemiche e dell’etichetta di “no-vax”, il Dottor Eugenio Serravalle ha risposto con fermezza. In una recente intervista, ha definito l’appellativo “offensivo e denigratorio”, affermando di non aver mai sostenuto l’inutilità dei vaccini.
Egli si definisce un “Eb Vax”, ovvero un medico che basa le sue scelte sulle “prove scientifiche”. Serravalle risulta infatti tra i foirmatari della petizione per bloccare in Italia i nuovi pericolosissimi vaccini auto-amplificanti saRNA Covid approvati dalla Commissione Europea.
Serravalle ha ribadito che la sua nomina e la successiva revoca, appresa tramite i media, sono state decisioni politiche e non scientifiche. A suo avviso, l’obbligo vaccinale è una scelta politica, non un’imposizione basata su dati scientifici, dato che non è diffuso nella maggior parte dei Paesi europei.
Le sue posizioni critiche, come quella sui presunti “danni” del vaccino anti-Covid nei bambini e la sua discussione sulle “misure eccessivamente stringenti” del lockdown, sembrano aver contribuito alla sua nomina iniziale e al successivo ritiro.
Serravalle conclude la sua intervista sottolineando che molte delle persone etichettate come “no-vax” in realtà non lo sono, ma sono semplicemente individui con “dubbi” e “domande” che meritano risposte basate su “dati, fatti e documentazioni”, promuovendo un confronto aperto e non preclusivo.
Il Comitato “No agli Emendamenti al RSI” e la Nuova Sfida
La revoca delle nomine del NITAG da parte del Ministro Schillaci ha subito messo in stato di allerta le numerose associazioni che si erano unite nel “Comitato No agli Emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale”.
«Oltre 132 associazioni e comita si uniscono per difendere il pluralismo scientifico e la libertà di espressione nel dibattito sulla salute pubblica. L’iniziativa, nata in poche ore durante le festività Ferragosto, esprime il pieno supporto ai medici e scienzia Dott. Eugenio Serravalle e Dott. Paolo Bellavite» si leggeva nel primo comunicato poi seguito da quello successivo alla revoca. (PDF in coda all’aricolo)
Questo comitato, che aveva condotto una battaglia vincente affinché l’Italia rigettasse gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale, ottenendo una risposta positiva il 18 luglio 2025, ha visto nella nuova controversia sul NITAG un’ulteriore conferma della necessità di vigilare sulla salute pubblica.
La loro iniziale mobilitazione aveva già dimostrato l’importanza di una partecipazione civica attiva per influenzare le decisioni politiche in materia di sanità. L’esperienza maturata nella battaglia contro gli emendamenti al RSI ha permesso al comitato di riconoscere immediatamente la gravità della situazione legata al NITAG, con le sue nomine che presentavano “documentati conflitti di interesse, in particolare in ambito farmaceutico”.
Come sottolineato da Bellavite, questa seconda battaglia ha inaspettatamente portato alla luce il dibattito sull’infiltrazione di Big Pharma negli enti decisionali, una questione di importanza “persino superiore” ai risultati specifici del comitato.
Per testimoniare il loro impegno e la volontà di non abbassare la guardia, il Comitato ha cambiato nome in “Comitato per la Tutela della Salute Pubblica nelle nuove nomine del NITAG”. La sua rinascita, con l’adesione di oltre 165 associazioni, è un chiaro segnale che l’attenzione dei cittadini sulle scelte politiche in materia di campagne vaccinali e salute non è destinata a diminuire.
A breve, il Comitato annuncerà due azioni concrete che verranno messe in campo per vigilare sul nuovo processo di nomina.
La Resa dello Stato e l’Annientamento del Cittadino
La storia del NITAG, in definitiva, non è un incidente isolato, ma il risultato di un sistema in cui la governance sanitaria e il dibattito scientifico sono compromessi da interessi privati e dogmatismi ideologici.
La decisione di Schillaci non ha rappresentato un semplice fallimento amministrativo, ma la resa dello Stato a un’influenza occulta, che il cittadino percepisce ma non vede.
La politica, che dovrebbe essere l’organo sovrano della volontà popolare, ha mostrato una debolezza strutturale, incapace di resistere a una narrativa che si nutre di consenso e a un potere che agisce dietro le quinte.
La scelta di sciogliere l’intera commissione, invece di limitarsi a sostituire i due medici controversi, ha inviato un messaggio devastante: il dibattito non è ammesso. L’atto è stato letto come un’epurazione, una “censura ideologica“che ha messo a tacere il dissenso prima ancora che potesse esprimersi. Questa azione ha mostrato chiaramente che l’indipendenza e il pluralismo sono valori dichiarati, ma non praticati, in un sistema dove la “verità” è già stata decisa da una ristretta cerchia di élite e la scienza, anziché essere un processo di continua ricerca, si è trasformata in un dogma.
In questo scenario, il cittadino è stato ridotto a un ruolo passivo. Lo si evoca in nome della salute pubblica, ma lo si esclude dal dibattito. È il “corpo vuoto”, uno “scudo retorico” dietro il quale si consuma il banchetto di una “scienza compiacente” e dei suoi interessi. L’assenza di un vero confronto ha lasciato i cittadini privi di un’interlocuzione genuina con lo Stato, aumentando quella sfiducia che ha avvelenato il dibattito pubblico per anni.
L’Alba della Vera Vittoria: La Libertà dell’Arbitrio
La vicenda del NITAG ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che l’indipendenza non è un dato di fatto, ma una battaglia che si vince o si perde ogni giorno. Se il sistema ha rivelato la sua fragilità e la sua propensione a cedere al potere e al dogma, la vera vittoria, la sola possibile, non risiede in un’altra commissione, nell’approvazione di un’altra legge o nei proclami di un falso dissenso che mira a controllare le nomine.
La vera vittoria non può essere trovata nel tentare di riformare dall’interno un sistema la cui natura stessa è compromessa dagli interessi che lo gestiscono. Piuttosto, essa si manifesterà solo quando il cittadino informato e consapevole non delegherà più ad altri la decisione sulla propria salute e sul proprio libero arbitrio.
In questo senso, la lezione più profonda ci arriva da una delle voci più potenti del Novecento.
Nel suo capolavoro, “Arcipelago Gulag”, Aleksandr Solženicyn descrive la disumanizzazione dei prigionieri, ma offre anche una riflessione radicale e consolante sulla libertà. Egli sostiene che anche nelle condizioni più estreme, quando ogni libertà esterna è annullata, l’essere umano conserva un’ultima, inalienabile libertà: quella di scegliere la propria posizione morale. Solženicyn scrive: “Noi non abbiamo avuto la libertà politica, ma ci è rimasta la libertà spirituale, quella libertà di cui i despoti non possono privare i loro schiavi.”
La storia del NITAG, in questo senso, può essere vista non come una sconfitta definitiva, ma come una dolorosa rivelazione. Ha mostrato che il potere può tentare di imporre un’unica narrazione e di zittire il dissenso, ma non può privare il singolo individuo della propria capacità di ricerca, di analisi critica e, soprattutto, della propria decisione finale. La vittoria si concretizzerà quando il cittadino, consapevole di questa ultima, inviolabile libertà, si riapproprierà della sovranità sul proprio destino, rifiutandosi di essere un semplice strumento in un gioco di potere che non lo rappresenta.
prof. ssa Paola Persichetti
presidente dell’Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni
Paola Persichetti, oltre ad essere Associazione Trilly APS La Gente come Noi Terni e già leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con 110/110, bacio accademico e menzione d’onore. Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.
TUTTI GLI ARTICOLI DI PAOLA PERSICHETTI
Il comunicato del Comitato per la Tutela della Salute Pubblica nelle nuove nomine del NITAG.

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