“IL CUORE DEL VANGELO CALPESTATO A GAZA DAL GENOCIDIO PER CACCIARE I PALESTINESI”. Intervista Esclusiva all’Arcivescovo di San Pio, mons. Franco Moscone
Nell’immagine di copertina l’Arcivescovo di Manfredonia, Mons. Franco Moscone in una recente visita nella Diocesi di Alba di cui è originario (particolare foto Francesco Amillotta) e uno delle migliaia di bambini mutiliati da Gaza (fonte Al Jazeera)
Dalla guerra a Gaza al piano di Smotrich: i chiodi sulla bara dei due Stati
di Piero Angelo De Ruvo
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Gli ultimi due eventi segnano un nuovo punto critico nel conflitto israelo-palestinese, da un lato, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato la distruzione di Gaza City se Hamas non accetterà le condizioni israeliane per la fine del conflitto, nonostante il gruppo palestinese avesse accolto una proposta di cessate il fuoco mediata da Egitto e Qatar. La scelta è stata condannata da 21 paesi, Italia inclusa.
In questo contesto assumono la valenza di un monito evangelico ineludibile le parole e le riflessioni che monsignor Franco Moscone, Arcivescovo di Manfredonia e del Santuario di San Pio da Pietrelcina, ha donato a Gospa News in un’intervista esclusiva realizzata nei gioorni scorsi presso la Diocesi
Il ministro Smotrich ha annunciato un piano per costruire centinaia di migliaia di insediamenti in Cisgiordania, con l’obiettivo di dividerla in due e, come lui stesso ha detto, “mettere i chiodi sulla bara” della soluzione a due Stati, mentre l’Occidente continua a proclamare il proprio sostegno a quella soluzione, Israele porta avanti politiche che la rendono impraticabile, senza subire sanzioni concrete se non un embargo sull’esportazione di armi concordato da pochi paesi del Gruppo de l’Aja.
Un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification, (IFSPC) sostenuto dall’Onu, denuncia la presenza di una carestia “interamente causata da Israele” a Gaza City e nelle aree vicine, con il rischio che si estenda a Deir al-Balah e Khan Younis. Secondo l’Onu, 132.000 bambini sotto i cinque anni sono in grave pericolo e la fame sarebbe utilizzata come “arma di guerra”, configurandosi come crimine di guerra. Israele respinge le accuse, definendole menzognere e basate su dati forniti da Hamas.
Le parole di Monsignor Franco Moscone contro la violenza e l’ipocrisia dell’Occidente
Il recente proclamo di Benjamin Netanyahu.
“prenderemo tutta la Striscia anche se Hamas accetterà un accordo di tregua”.
Non è solo un messaggio politico, ma un manifesto di guerra totale. Una dichiarazione che svela il volto più brutale di un progetto che da mesi insanguina Gaza, parole che suonano come la firma di una condanna a morte non solo per l’intero popolo palestinese, ma per l’intero diritto internazionale. Non è più l’ombra di un conflitto militare, ma la sfrontata ammissione di un progetto politico di annientamento di un popolo, di una pulizia etnica.
In questo scenario, la voce della Chiesa si alza come ultimo baluardo di verità e di coscienza. Monsignor Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, non usa mezzi termini nell’intervista che ci ha rilasciato dopo aver gridato gli stessi concetti dalle piazze:
«Non si può più parlare neanche di guerra. Qui si tratta di una aggressione violenta, continua, metodica contro una intera popolazione, il termine corretto è genocidio».
La guerra non è mai un alibi, ma la scelta di poteri che alimentano il commercio delle armi e calpestano la sacralità della vita. Una definizione netta, inequivocabile, che mette a nudo l’ipocrisia di chi continua a parlare di “conflitto” o di “difesa”, quando si è di fronte alla distruzione sistematica di un popolo inerme.
«Un genocidio», il cuore del Vangelo calpestato
Mons. Moscone lo afferma senza esitazione:
«La finalità è ovvia, è quella di eliminare una intera popolazione o per lo meno di cacciarla dalla sua terra».
Non si tratta, dunque, di eccessi militari o di errori di calcolo: il progetto è chiaro ed è sotto gli occhi di tutti, e proprio per questo, aggiunge il vescovo, la Chiesa non può permettersi di restare neutrale.
«La pace è il cuore stesso del Vangelo. Le prime parole di Gesù risorto agli apostoli sono: “La pace sia con voi, la pace è per voi, diventate operatori di pace in mezzo al mondo”. La Chiesa ha piena coscienza che la sua vocazione è quella di essere strumento di pace per il mondo e che portando la pace evangelizza».
Un richiamo che brucia, perché svela la distanza abissale tra il messaggio evangelico e l’atteggiamento di tanti governi e perfino di molte coscienze cristiane, che tacciono di fronte al massacro, complici e fornitori di armi che ha già falciato non numeri ma volti, corpi martoriati e sogni spezzati sotto le macerie.
I bambini sacrificati e l’indignazione negata
Le cifre parlano da sole: oltre 50.000 civili di cui le immagini mostrano migliaia bambini palestinesi massacrati.
«Per ogni persona che abbia un minimo sentimento di umanità e che si lasci interpellare non si può rimanere zitto e non può non emozionarsi sino al punto da indignarsi. Di fronte a queste immagini da parte mia ma credo da parte della maggioranza della gente, ci sia una forza di indignazione, ripugnanza e condanna», dice Mons. Moscone.
«Io sono convinto che non si può neppure chiamarla guerra, di fronte a quello che sta avvenendo, perché la guerra verrebbe degli eserciti contrapposti, eserciti reali con strategie reali. Qui si tratta di una aggressione violenta continua e metodica contro una intera popolazione contro una intera nazione, senza tener conto di età di tipologia di persone , della situazione che si sta vivendo».
Queste parole colpiscono con forza, perché svelano l’assurdità del silenzio internazionale: come si può tacere di fronte a un genocidio di bambini. E come possono restare muti proprio quei governi che proclamano di difendere la vita e i diritti umani?
Alle madri palestinesi, l’arcivescovo non porta un messaggio di consolazione superficiale. Al contrario, riconosce la lezione che loro stesse consegnano al mondo: «Questa popolazione ci sta dando un esempio di dignità e di coesione. Stanno dicendo che quella è la loro terra da sempre e non c’è alcun motivo per cui debbano esserne cacciati».
Un messaggio di resistenza che richiama le tragedie del Novecento.
«È la stessa dignità che gli ebrei hanno vissuto nei campi di concentramento nazisti, ma anche gli stessi gulag sovietici. Quando l’umanità decide di voltarsi dall’altra parte, l’orrore si ripete».
Una frase che colpisce al cuore: proprio il popolo che ha conosciuto lo sterminio ora infligge ad altri la stessa disumanizzazione. Monsignor Moscone lo denuncia con chiarezza: la guerra vive solo di ciò che la nutre, e ciò che la nutre oggi sono le multinazionali delle armi, vere padrone della globalizzazione. È questa la bestemmia politica e morale del nostro tempo: proclamare la difesa della vita, dei diritti, della democrazia, mentre si ingrassano i bilanci dei produttori di morte.
E mentre il nuovo Papa Leone XIV ha posto fin da subito la pace come priorità assoluta, la sua voce rischia di rimanere isolata in un coro assordante di interessi geopolitici e finanziari. Non si tratta solo di omissione: si tratta di una colpa storica che un giorno peserà come macigno sulla coscienza dell’Occidente.
Le armi e l’ipocrisia cristiana dell’Occidente
C’è poi una denuncia dell’Arcivescovo di Manfredonia ancora più radicale:
«L’unica modalità per fermare le guerre è quella di non alimentarle. E il primo strumento che le alimenta è il commercio delle armi. Le multinazionali degli armamenti sono oggi la vera potenza che domina il mondo».
Una frase che inchioda le responsabilità di Stati Uniti, Europa e di tutti i governi che continuano a riempire di bombe e missili il Medio Oriente, per poi piangere lacrime di coccodrillo sui civili sterminati.
Mons. Moscone mette in evidenza la contraddizione che lacera il nostro tempo: «Non c’è futuro con la guerra, c’è solo un regresso. Non c’è progresso, non c’è fraternità. Senza fermare le guerre non potremo mai affrontare le altre sfide globali, dal clima alle migrazioni».
La Verità Uccide chi la Racconta: Strage di Gironalisti
Infine, l’arcivescovo dedica un pensiero a chi paga con la vita il coraggio della verità: i giornalisti. A Gaza ne sono stati uccisi 228, una cifra spaventosa.
«Il loro sacrificio – dice – è un martirio civile, un martirio laico. Hanno dato la vita per la libertà di tutti. Il pensiero unico non è libertà. La libertà ha bisogno di dialettica, di confronto, di voci diverse».
Un monito che riguarda anche noi: mentre i media mainstream coprono o distorcono la realtà, chi osa raccontare la verità viene perseguitato, delegittimato, silenziato. È la dimostrazione che la libertà di pensiero è ormai sotto attacco anche in Occidente, quel medesimo Occidente che ha fatto della parola liberté una delle sue bandiere.
Giornalisti e osservatori indipendenti vengono minacciati, delegittimati, messi a tacere.
La relatrice ONU Francesca Albanese è solo uno dei tanti nomi sotto attacco per aver denunciato la sistematica violazione dei diritti dei palestinesi. Chi osa raccontare l’orrore diventa subito “antisemita”, “propagandista”, “terrorista”. È il metodo più antico: criminalizzare la verità per proteggere la menzogna.
Eppure, come sottolinea Mons. Moscone, “la libertà di parola è parte integrante della missione cristiana: senza verità, non c’è giustizia. E senza giustizia, non ci sarà mai pace”.
IL VIDEO DELL’INTERVISTA INTEGRALE ALL’ARCIVESCOVO DI SAN PIO
O si sceglie la pace, o si sceglie il genocidio
Tutto quello che sta accadendo, è la prova che non siamo solo davanti a un conflitto regionale, ma a un controllo globale dei valori che l’occidente pretende di incarnare. L’attacco di Netanyahu non è solo contro Gaza: è contro la coscienza del mondo, è una sfida diretta alla verità, alla pace e persino alla fede. In questa oscurità, la voce della Chiesa – fragile ma necessaria – resta l’unico lume che denuncia senza compromessi: la vita è sacra, e chi la calpesta in nome del potere scava la propria condanna nella storia.
Dalle parole dell’arcivescovo emerge un appello che non possiamo più ignorare, non c’è spazio per l’ambiguità, non ci sono più zone grigie, ogni bomba sganciata, ogni bambino mutilato, ogni giornalista assassinato, è una vergogna che grida dolore. O si sceglie la pace, o si sceglie di essere complici del genocidio.
Il popolo palestinese, ridotto alla fame e alle macerie, continua a dare una lezione al mondo: resistere con dignità. Tocca ora a noi decidere se stare dalla parte della vita o se continuare ad alimentare la macchina della morte.
Il tempo del silenzio è finito.
Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.. Ex sindacalista militare
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
“Biografia Arcivescovo Franco Moscone”.
Franco Moscone nasce ad Alba il 10 dicembre 1957, originario di Serralunga d’Alba. Frequenta il collegio vocazionale di Cherasco con i padri somaschi e nel 1977 emette la professione temporanea. L’anno seguente emette la professione perpetua nell’ordine somasco.
Studia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e si laurea anche in lettere e filosofia a Torino. Viene ordinato diacono nel 1983 e sacerdote nel 1984. Dal 1995 al 1999 è in Polonia per aprire e dirigere una casa dei somaschi a Toruń. Rientrato in Italia, ricopre diversi incarichi nell’ordine fino a diventarne preposito generale nel 2008.

Il 3 novembre 2018 papa Francesco lo nomina arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Riceve l’ordinazione episcopale ad Alba il 12 gennaio 2019. Il 26 gennaio 2019 prende possesso canonico della sua nuova arcidiocesi.
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Général Remer: https://www.islam-radio.net/remer/french.htm
Les protocoles des Sages de Sion
https://www.islam-radio.net/protocols/protocoles-des-sages-de-sion.pdf
L’Islam c’est le balai d’Israël sachez-le !?https://www.facebook.com/reel/1375178110090584
Il y a deux manières de conquérir et d’asservir une nation, l’une est par les armes, l’autre par la dette John ADAMS
On ne parle jamais des pays qui fournissent les armes <<aller avec, attraper, pris avec, juger avec, condamné avec.
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https://www.youtube.com/watch?v=hT4gNuOObpI