EPIDEMIA COLPOSA PER I GENITORI NO-VAX: SENTENZA SHOCK DEI MAGISTRATI. Cancellato ogni Diritto di Libera Scelta sulla Salute per Vanificare il Referendum contro il Decreto Lorenzin

EPIDEMIA COLPOSA PER I GENITORI NO-VAX: SENTENZA SHOCK DEI MAGISTRATI. Cancellato ogni Diritto di Libera Scelta sulla Salute per Vanificare il Referendum contro il Decreto Lorenzin

Nell’immagine di copertina i Giudici Ermellini della Corte di Cassazione e un bambino sfigurato dall’herpes quale reazione avversa ai vaccini Covid

Sentenza Cassazione, la svolta che spaventa: Così l’omissione diventa reato e il genitore finisce sul banco degli imputati

di Paola Persichetti

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La sentenza della Corte di cassazione n. 27515/2025, depositata il 28 luglio 2025, si pone come un punto di svolta nel dibattito giuridico e sociale italiano. L’orientamento giurisprudenziale stabilito dalla Suprema Corte, pur non avendo forza di legge, ha un peso enorme, in grado di influenzare profondamente l’interpretazione e l’applicazione futura del diritto.

Questa analisi esplora i punti chiave della sentenza, le critiche linguistiche e strategiche, e le potenziali ricadute pratiche, contrapponendo lo scenario attuale, con la Legge Lorenzin ancora in vigore, a quello che si sarebbe delineato in caso di sua abrogazione referendaria.

La Posizione di Garanzia: un principio consolidato e la sua nuova applicazione

Il cuore della sentenza ruota attorno alla configurabilità del reato di epidemia colposa (art. 438 c.p.) non solo attraverso un’azione attiva, ma anche tramite omissione. La Corte ha stabilito che un’omissione può essere penalmente rilevante a condizione che esista un obbligo giuridico di impedire l’evento.

Questo principio è noto come posizione di garanzia, che si configura quando un soggetto ha il dovere giuridico di impedire che un evento lesivo si verifichi. Tale ruolo non è limitato ai pubblici ufficiali, ma si estende anche a privati cittadini che ricoprono tale funzione, come ad esempio i genitori nei confronti dei propri figli.

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Gli elementi essenziali del reato “commissivo per omissione” sono tre: l’obbligo giuridico di impedire l’evento, la mancata azione per prevenirne il verificarsi e il nesso di causalità tra l’omissione e l’evento. Tuttavia, è proprio su quest’ultimo punto che la Cassazione sembra aver operato un “gioco delle tre carte”, spostando l’attenzione dal danno accertato al rischio potenziale.

Dal reato di evento al reato di pericolo: la svolta della Cassazione

Questo è il cuore della svolta giurisprudenziale. La sentenza, pur senza dirlo apertamente, sembra volersi affrancare dalla necessità di dimostrare l’epidemia concreta, per concentrarsi invece sull’obbligo di prevenire il rischio di una sua diffusione.

Si sposta così il focus da un reato di evento (dove il danno deve verificarsi) a un reato di pericolo (dove è sufficiente mettere in pericolo un bene giuridico tutelato).

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Questa mossa è estremamente potente. Se per essere perseguiti non è più necessario che un’epidemia si verifichi, ma è sufficiente aver contribuito, anche in minima parte e in maniera omissiva, a un potenziale rischio, la soglia della responsabilità penale si abbassa drasticamente. La difficoltà probatoria di dimostrare che un singolo individuo abbia causato un’epidemia massiva viene surrettiziamente aggirata. Il linguaggio volutamente “convoluto” della sentenza, con il suo continuo riferimento al dovere di tutelare la salute pubblica, serve proprio a legittimare questo slittamento concettuale.

Implicazioni Oltre il Piano Penale: Il Risvolto Civile e i Ruoli di Garanzia

Sebbene la sentenza si riferisca a un reato penale, le sue implicazioni più significative si proiettano nel diritto civile. L’orientamento giurisprudenziale stabilito dalla Cassazione apre la strada a future richieste di risarcimento danni e giustifica potenziali restrizioni della libertà individuale. L’argomentazione centrale della sentenza è che il dovere di garanzia non si limita ai pubblici ufficiali, ma si estende a chiunque rivesta tale ruolo, inclusi i genitori nei confronti dei propri figli e della comunità.

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Questo scenario crea un conflitto legale latente. Un dirigente scolastico, per non incorrere nel rischio di un’accusa di epidemia colposa omissiva, potrebbe sentirsi legittimato a escludere uno studente non vaccinato. In questo caso, la responsabilità della violazione del diritto all’istruzione non ricadrebbe sul dirigente, ma sul genitore, che, non adempiendo a quello che viene visto come un obbligo di garanzia, avrebbe “cagionato” l’evento.

Il Contesto Storico-Giuridico: Un Percorso verso l’accentramento della responsabilità

La sentenza non è un evento isolato, ma l’ultimo tassello di un percorso giuridico e strategico ben definito, che si è sviluppato nell’ultimo decennio. Le osservazioni storiche fornite confermano che la Cassazione non ha agito in un vuoto, ma ha dato un fondamento giuridico solido a una direzione già intrapresa dalle istituzioni.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia del 1989, recepita in Italia, stabilisce chiaramente l’obbligo dei genitori di assicurare al figlio le cure necessarie al suo benessere. A ciò si affianca la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, che pone l’interesse superiore del minore come guida principale della responsabilità genitoriale. Queste norme, con valore costituzionale, creano un dovere di garanzia genitoriale forte e inequivocabile.

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La Legge 219/2017, pur garantendo il diritto di autodeterminazione in materia sanitaria, introduce una deroga cruciale per minori e incapaci. In caso di disaccordo tra genitori e medici, la decisione spetta al giudice tutelare. Questa deroga, come testimoniato dai casi pandemici, ha spesso portato a un “affievolimento” temporaneo della potestà genitoriale per sottoporre il minore a trattamenti ritenuti essenziali, come le vaccinazioni o le trasfusioni. Questo meccanismo dimostra come il potere di decidere sulla salute del minore possa essere sottratto al genitore in nome dell’interesse superiore del fanciullo.

La giurisprudenza ha già ampiamente confermato e rafforzato questa impostazione. I genitori sono stati accusati e condannati per reati omissivi non solo per maltrattamenti, ma anche per la mancata vigilanza sui figli altrui o addirittura per omicidio colposo in seguito a scelte sanitarie errate.

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Questi casi precedenti hanno costruito una solida base per la sentenza in analisi, che estende ora la responsabilità per omissione anche al reato di epidemia colposa.
A completare il quadro, la recente proposta di legge che attribuisce al dirigente scolastico una “posizione di garanzia” sulla salute degli studenti, rafforzata dalla presenza di presidi medici a scuola, chiude il cerchio. Questo provvedimento rafforza la logica di una co-responsabilità e di un dovere di prevenzione che si estende su più livelli, creando una rete di garanzie e responsabilità che ingabbia il singolo.

L’Illusione del Referendum: il vuoto normativo e il disastro evitato

L’analisi critica della sentenza non può prescindere da una valutazione della proposta abrogativa referendaria della Legge Lorenzin. Molti comitati e associazioni avevano auspicato il successo del referendum, convinti che l’abrogazione dell’obbligo vaccinale formale avrebbe portato a una libertà di scelta totale per i genitori. Questa visione, tuttavia, si è rivelata un boomerang strategico estremamente pericoloso.

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La Legge Lorenzin, pur con i suoi limiti e il suo “ricatto trasversale” (come le sanzioni amministrative e le restrizioni alla frequenza scolastica), rappresenta un male minore e, paradossalmente, una forma di scudo legale. L’esistenza di una normativa specifica, che definisce gli adempimenti e le sanzioni, fornisce un quadro di riferimento certo. Fintantoché un genitore segue la procedura amministrativa prevista (come il dissenso informato con il codice 06), può sostenere di aver adempiuto al proprio dovere di prevenzione, rendendo molto difficile l’accusa di un’omissione penalmente rilevante.

L’abrogazione della legge, invece, avrebbe creato un vuoto normativo estremamente grave. Privi di una norma specifica che regolamentasse gli obblighi e le sanzioni, i giudici avrebbero potuto applicare direttamente il principio stabilito dalla Cassazione. L’obbligo di impedire l’evento (un’epidemia) sarebbe stato ricondotto unicamente alla posizione di garanzia genitoriale e ai principi generali di tutela della salute pubblica.

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I genitori si sarebbero trovati di fronte a un rischio molto più severo: non più una sanzione amministrativa, ma un’accusa penale per epidemia colposa, con pene ben più severe. L’assenza di appigli legali specifici avrebbe eliminato lo “scudo” fornito dalla Legge Lorenzin, esponendo i cittadini a un’interpretazione giurisprudenziale molto più severa e aggressiva. In sintesi, si sarebbe passati da una legge con sanzioni chiare a un’interpretazione giurisprudenziale molto più ampia e punitiva. L’attuale situazione, sebbene grave, è un male minore: la Legge Lorenzin, con i suoi limiti, fornisce ancora un framework normativo che rende più difficile, seppur non impossibile, l’applicazione della sentenza in termini penali sui singoli cittadini.

Conclusioni: Un Precedente Strategico e il Ruolo del Cittadino Consapevole

La sentenza della Cassazione n. 27515/2025 non è solo un atto giuridico, ma uno strumento di ingegneria sociale che, sfruttando un’interpretazione estensiva della norma, crea un precedente formidabile per i futuri procedimenti. Il suo impatto è strategico e mira a rafforzare la percezione della responsabilità individuale nella gestione della salute pubblica, spostando l’attenzione dal piano amministrativo a quello penale.

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Sebbene l’attuale scenario, con la Legge Lorenzin ancora in vigore, offra una base di difesa per i cittadini, il rischio non va sottovalutato. Le denunce passate hanno preparato il terreno per questa sentenza, che oggi offre loro una base giuridica più solida.

La sentenza, in sostanza, costituisce un monito per i cittadini, che non possono limitarsi a un dibattito sulle sanzioni amministrative, ma devono essere consapevoli delle potenziali conseguenze penali legate all’esercizio del proprio dissenso. La chiave per navigare in questo complesso panorama giuridico è la profonda conoscenza delle leggi e delle procedure esistenti, sfruttando ogni strumento legale per la tutela dei propri diritti.

prof. ssa Paola Persichetti
presidente dell’Associazione Trilly  APS La Gente come Noi Terni 

Paola Persichetti, oltre ad essere Associazione Trilly APS  La Gente come Noi Terni e già leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con  110/110, bacio accademico e menzione d’onore.  Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.

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Paola Persichetti

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