SAN FRANCESCO “RUBATO”. La Strumentalizzazione del Poverello d’Assisi. Non Populista Sociale ma Mistico della Croce

SAN FRANCESCO “RUBATO”. La Strumentalizzazione del Poverello d’Assisi. Non Populista Sociale ma Mistico della Croce

Nell’immagine di copertina particolare di San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli (Giotto, Basilica di Assisi)

di Paola Persichetti

Francesco Rubato: Non Populista Sociale, Ma Mistico della Croce. Il Ritorno al “Cristo Vive in Me”

Il 4 ottobre l’Italia celebra la Solennità di San Francesco d’Assisi, Patrono della Nazione. In questo giorno, Assisi si riempie di pellegrini, fedeli e, inevitabilmente, di politici e personaggi pubblici. La ricorrenza, specialmente nel 2025 che segna l’ottavo centenario del Cantico delle Creature, amplifica un fenomeno ormai radicato: la strumentalizzazione del Poverello.

La figura di Francesco è stata progressivamente spogliata della sua essenza mistica e ridotta a una tela su cui proiettare mode e ideologie contemporanee.

Leggenda di San Francesco, Sermone agli uccelli – Giotto di Bondone – Basilica di Assisi

La sua identità è facile da rubare perché la sua universalità e la radicalità selettiva permettono al mondo secolarizzato di accettare Gesù di Nazaret (il maestro etico) ma di rifiutare Gesù Cristo (il Salvatore e Signore), svuotando la Sua Divinità e la Sua missione. Una mezza verità sul Santo è, nel suo esito finale, una menzogna che nega il Suo mistero.

Il Parallelo Supremo: Rubare l’Identità di Cristo

Perché è così facile “rubare” l’identità di San Francesco? Perché è facile “rubare” l’identità di Gesù Cristo stesso. La strumentalizzazione di Francesco è il riflesso della necessità ideologica del mondo secolarizzato di rendere inoffensivo il Redentore.

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La Sua identità viene rubata operando una distinzione artificiale che è, nella sua essenza, una mezza verità e dunque una menzogna: si accetta e si esalta Gesù di Nazaret (l’uomo buono), ma si respinge Gesù Cristo (il Figlio di Dio). Concetti centrali vengono distorti: l’amore è privato del suo fondamento (la Croce), la pace è ridotta a compromesso politico (dimenticando che Egli porta la spada che separa il mondo da Dio), e la fratellanza viene promossa senza la premessa di un unico Padre celeste.

Questa stessa logica di selezione si applica a Francesco, la cui figura viene accettata nella sua esteriorità ma negata nella sua causa interiore: la conformazione totale a Cristo.

L’Uomo Vistoso Che Correva Verso l’Ignoto

Contrariamente ad altri Santi, nulla nel giovane Francesco lasciava presagire la sua vocazione. Amava la poesia dei trovatori (da cui il vezzeggiativo “Francesco”), l’abbigliamento vistoso e l’ambizione di fama.

Due elementi, però, preannunciavano il Santo:

  • La Corsa in Avanti: La sua vita fu una corsa in avanti. La rapidità con cui, lasciato il mercato, si precipitò alla ricerca di un accattone per dargli denaro, rivela una precipitazione pratica che lo rendeva l’esatto contrario di un sognatore. Non fu un uomo d’affari, ma un uomo d’azione. Il suo coraggio era una corsa in avanti, non una fuga. Questo Santo andrebbe raffigurato con ali ai piedi, come un messaggero celeste.
  • Il Presupposto dell’Eguaglianza: Nel gesto verso il mendicante (e poi verso il prigioniero evitato da tutti), si rivela un presupposto di eguaglianza innato. Francesco non provava filantropia, ma vedeva in ogni uomo un suo pari. Questa fantastica magnanimità si elevò in seguito ad altezze siderali, ma aveva le sue fondamenta nell’altopiano dell’eguaglianza della sua gioventù.

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Chi Non Fu San Francesco: Contro le Icone Laiche

La sua evoluzione umana e spirituale fu un fenomeno soprannaturale che lo allontanò da ogni ideologia.

  • Povertà Mistica: La sua Madonna Povertà fu una scelta mistica per sposare Cristo, non un programma di decrescita o un populismo sociale. Come sottolinea Ettore Gotti Tedeschi, volle essere ricco solo di Dio. La sua povertà è libertà radicale dai beni materiali, un antidoto all’avidità del suo tempo. Senza questa conversione, qualsiasi strumento moderno, dall’ecologia all’IA, rischia di acquisire autonomia morale.
  • Riformatore in Obbedienza: La sua vita fu una perfetta sequela di Cristo (Speculum Christi), vissuta in assoluta obbedienza alla Chiesa. La missione, sentita in San Damiano, non era restaurare i mattoni, ma riparare la Chiesa spirituale dalla mondanità. Non fu un eretico, ma un teologo di vita che incarnò la fede, scegliendo l’umiltà e la sottomissione al Papa come antidoto alle eresie.
  • Pace di Cristo (Shalom): La Sua pace non è il pacifismo. Il termine ebraico Shalom non è assenza di guerra, ma benessere totale, integrità, armonia con sé stessi, con la natura e con Dio. La pace che Cristo ci dona è la pace di Pasqua, che consegue alla Sua vittoria definitiva sul peccato, e che la natura “geme e soffre” (Rm 8:19) attende dai “figli di Dio” per la sua redenzione.

Il Culmine: Le Stimmate e l’Ultima Corsa

Francesco fu profondamente un innamorato del mistero dell’Incarnazione (come dimostra il Presepe di Greccio).

La sua spiritualità culminò nelle Stimmate del Monte della Verna (1224), il segno fisico della sua identificazione totale con Cristo crocifisso. Egli fu un santo mistico che portò sul corpo i segni della passione.

L’Addio: La Morte sulla Terra Nuda

Verso la fine, il suo vagabondare (ostacolato da una malattia cronica che lo aveva reso più serio e determinato) lo ricondusse a casa. Dopo aver peregrinato per tutta la vita, negandosi ogni senso di possesso, il suo cuore traboccò di gioia quando vide in lontananza le colonne della Porziuncola. Nonostante fosse stato spinto da una visione a essere un senzatetto, ricevette dalla natura il colpo di grazia sotto forma di una dolorosa nostalgia per quel luogo benedetto da Dio.

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Nel momento supremo, dopo essersi congedato dagli amici, chiese di essere sollevato dal suo rustico letto e di essere messo a giacere sulla nuda terra, indossando soltanto la camicia di crine. Era l’ultima affermazione della sua ossessione: la lode e il ringraziamento che sgorgano dalla nudità e dal nulla verso altezze sublime.

I suoi occhi cauterizzati e accecati non vedevano altro che il loro fine e il loro principio. La sua anima era faccia a faccia con l’Incarnazione di Dio e Cristo crocifisso. Gli uomini che lo circondavano in quel silenzio improvviso dovevano aver percepito che si era fermato il grande cuore che non si era spezzato finché aveva abbracciato il mondo.

L’Appello Mistico del 4 ottobre: Il Desiderio dell’Incendio Divino

Francesco è l’uomo oltre destra e sinistra, libero da ogni ideologia. Il suo unico programma era il Vangelo, la sua unica ricchezza Dio.

Il Cardinale Giacomo Biffi ci ha avvertito: esistono valori relativi (solidarietà, pace, natura, dialogo) che possono essere occasione di incontro con Cristo (come nel caso di Francesco, per il quale le creature erano “la frangia del Suo mantello”), ma se assolutizzati, si svellono dalla loro oggettiva radice e diventano istigazione all’idolatria.

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Il rischio è che il cristiano, per amore di buon vicinato o apertura al mondo, stemperi il Fatto salvifico nell’esaltazione di questi traguardi secondari, precludendosi la connessione con il Figlio di Dio crocifisso e risorto, e consumando il peccato di apostasia.

Il richiamo che deve risuonare in questo 4 ottobre non è un dovere, ma un anelito del cuore. Non è un invito a seguire un unicorno fiabesco, ma a desiderare l’incendio interiore che consumò Francesco, un amore che non si accontenta mai.

SAN FRANCESCO: LA VERA SFIDA AL SULTANO PER GESU’ CRISTO

Come Frate Leone, anche noi potremmo chiederci: “Francesco, non credi di aver già fatto abbastanza? Lasciare tutto, abbracciare un lebbroso, soffrire le Stimmate?” E come a Leone, Francesco risponde a ciascuno di noi: “No, non basta. No, non abbastanza.”

Perché il suo cuore, traboccante di Cristo, poteva solo gridare nel pianto: “L’amore non è amato, l’amore non è amato!”

Questa è la sconcertante verità della vocazione cristiana: Dio non è mai abbastanza. Egli non si accontenta di una parte della nostra vita, ma vuole tutto il nostro essere. La nostra missione, allora, è implorare che si compia in noi quella sublime, vertiginosa identificazione:

“Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.” (Galati 2:20)

La santità è l’unica impresa degna, l’unica risposta al grido di Francesco.

Solo se in noi vive Gesù Cristo, Signore dell’universo e della storia, possiamo portare al mondo la Sua Pace (Shalom) che è pienezza e vittoria sul peccato.

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Il 4 ottobre, lasciamo che il vero Francesco ci ricordi che il Cristocentrismo è l’unica scintilla che rende sante tutte le cose. Preghiamo di essere l’uomo che si dona, affinché, come lui, possiamo testimoniare che, in questa epoca di confusione e mezze verità, Cristo vive ancora.

Riscoprire Francesco significa riscoprire che Dio vuole tutto.

MARTIROLOGIO DI SAN FRANCESCO

prof. ssa Paola Persichetti
presidente dell’Associazione Trilly  APS La Gente come Noi Terni 

Paola Persichetti, oltre ad essere Associazione Trilly APS  La Gente come Noi Terni e già leader del comitato spontaneo La Gente come Noi nella lotta contro l’imposizione di Green pass e Vaccini obbligatori, è Laureata in Lingue e Letterature Straniere, inglese, francese, lingua e Cultura ebraica, all’Università di Perugia con  110/110, bacio accademico e menzione d’onore.  Corso di storia e del Cristianesimo antico, università Perugia. Master universitario in fonti, storia, istituzioni e norme del Cristianesimo ed Ebraismo.

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Paola Persichetti

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