Scoop USA sul DELITTO MORO: “MOSSAD DIETRO AI KILLER”. Ombre sui Servizi Segreti Israeliani già sospettati per Ustica e Legami Torbidi col Governo Meloni
di Piero Angelo De Ruvo
Quarantasette anni dopo il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, l’Italia continua a interrogarsi su uno dei misteri più oscuri della sua storia repubblicana. L’operazione di via Fani del 16 marzo 1978, l’esecuzione del presidente della Democrazia Cristiana dopo 55 giorni di prigionia e i depistaggi che seguirono restano il cuore di un intrigo che va ben oltre i confini nazionali.
Dietro la versione ufficiale, secondo cui tutto sarebbe opera delle Brigate Rosse si nascondono eventi enigmatici, una rete di manipolazioni, silenzi e omissioni che intreccia politica, servizi segreti sovranazionali, massoneria e interessi internazionali.
Un’inchiesta pubblicata da un sito Americano, The Grayzone (testo ioriginale in Inglese su Gospa News International, link tra le fonti), rilancia accuse e testimonianze esplosive, secondo il veterano giornalista Eric Salerno, il Mossad – i servizi segreti israeliani – avrebbero avuto contatti fin dall’inizio con le Brigate Rosse, monitorandole e influenzandone le azioni.
“Non si afferma che il Mossad abbia ordinato direttamente il rapimento o l’esecuzione di Moro, sottolinea il giornalista, ma che gli israeliani sapevano e osservarono, offrendo sostegno, informazioni, affinché Moro non portasse a compimento la sua politica del compromesso storico con il Partito Comunista”.
Una tesi che Eric Salerno aveva già suggerito nel suo libro Base Mossad Italia (2010), rimasto quasi sconosciuto al pubblico.
La pista Mossad, dal Lodo Moro al sabotaggio di Argo 16
Secondo nuove invormazioni pubblicate nei giorni scorsi su The Grayzone, una’inchiesta dei giornalisti Kit Klarenberg e Wyatt Reed riprende le tesi del reporter Eric Salerno, autore del libro Base Mossad Italia.
Salerno sostiene che il Mossad israeliano era “in contatto fin dall’inizio” con le Brigate Rosse, monitorandone le mosse e influenzandone indirettamente le decisioni. L’obiettivo sarebbe stato impedire che l’Italia, grazie alla politica di Moro, si emancipasse dall’influenza statunitense e consolidasse un canale privilegiato con il mondo arabo.
Il motivo del presunto interesse israeliano ruotava attorno al “Lodo Moro”, un patto non scritto stipulato negli anni ’70 tra l’Italia e l’OLP palestinese, Roma garantiva libertà di transito e discreta tolleranza verso i movimenti palestinesi in cambio della sicurezza sul proprio territorio, un patto, secondo Salerno, che dava a Roma un’autonomia diplomatica irritando profondamente sia Washington che Tel Aviv, al punto da spingere a operazioni di “avvertimento”.
Israele avrebbe reagito con azioni di sabotaggio e pressione indiretta, fino a episodi tragici come la tragedia del volo Argo 16, un aereo militare italiano precipitato nel 1973 dopo il decollo da Venezia.
A sostenerlo è il giudice Carlo Mastelloni, che riaprì l’inchiesta anni dopo, parlò di “prove oggettive” di un sabotaggio attribuibile al Mossad, in ritorsione per il rilascio di militanti palestinesi detenuti a Roma.
Ruolo dello “Stato profondo”, servizi segreti nazionali e internazionali
Come riporta l’articolo di The Grayzone, e testimonianze di avvocati, politici e ufficiali – da Giuseppe De Gori a Giovanni Galloni – convergono nel descrivere un quadro inquietante, infiltrazioni, depistaggi e una rete di intelligence che ha giocato su più tavoli.
Lo stesso avvocato Giuseppe De Gori, legale della Democrazia Cristiana, davanti a una commissione parlamentare ha dichiarato che il Mossad avrebbe co-finanziato – indirettamente – le Brigate Rosse per mantenerle operative come soggetto destabilizzante, non necessariamente come “strumento pienamente controllato”, ma utile per mantenere una tensione politica interna, offrendo armi e sostegno indiretto. Una regia invisibile, in grado di condizionare le indagini, manipolare prove e orientare l’opinione pubblica.
“Gli israeliani non volevano che Roma diventasse un satellite dell’Unione Sovietica, e gli Stati Uniti avevano la stessa posizione. Il Paese era essenzialmente la prima linea dell’Occidente contro il blocco orientale”, ha spiegato Salerno a The Grayzone. “L’Italia confinava con la Jugoslavia, non era lontana dalle nazioni del Patto di Varsavia e il sostegno al comunismo e all’Unione Sovietica era forte dopo la Seconda Guerra Mondiale”.
Eppure, nessuna di queste ipotesi è mai stata pienamente accolta dalle versioni ufficiali, mentre i media internazionali hanno quasi sempre ignorato il tema del coinvolgimento israeliano.
La parte oscura di Ustica, i Sospetti sul Mossad
L’eco di quelle tensioni, secondo alcuni magistrati e analisti, potrebbe estendersi fino al 1980, anno della strage di Bologna e del disastro di Ustica, con l’abbattimento del DC9 Itavia.
Documenti riservati britannici desecretati nel 1990 descrivevano la P2 come una forza “sovversiva” interna all’Italia, e lasciavano intendere che le relazioni tra intelligence israeliana, americana e reti massoniche italiane avessero contribuito a creare un clima di destabilizzazione controllata.
Alcune inchieste ipotizzarono persino che la tragedia di Ustica potesse essere legata a operazioni clandestine nel Mediterraneo, collegate ai rapporti tra Italia, Israele e il mondo arabo.
Il magistrato Ferdinando Imposimato, che seguì da vicino i processi sul caso Moro, fu tra i primi a sostenere che “il Mossad aveva deciso di trasferire il conflitto mediorientale in Italia”, per dimostrare agli Stati Uniti che Israele era l’unico alleato affidabile nel Mediterraneo, spingendo il l’Italia a un riallineamento totale con Washington e Tel Aviv.
Massoneria, via Fani e Gladio
Il sequestro Moro in via Fani non fu solo l’opera di un gruppo terroristico. Diversi ex magistrati e uomini delle istituzioni – da Ferdinando Imposimato a Giovanni Galloni – hanno sottolineato come le modalità dell’agguato, l’uso delle armi e la precisione del commando fossero “anomale” rispetto alle capacità note delle Brigate Rosse, un’azione militarmente impeccabile.
Sei uomini, posizionati con precisione geometrica, azione rapidissima, armi in dotazione a corpi speciali, nessun ferito tra i civili, nessuna traccia utile. Testimonianze successive hanno ipotizzato la presenza di professionisti esterni, legati a reti di intelligence e a strutture parallele come laloggia massonica P2 di Licio Gelli e l’operazione Gladio, struttura segreta collegata alla NATO in Italia.
Secondo il generale Roberto Jucci, incaricato di addestrare una squadra speciale per salvare Moro, il cosiddetto “comitato di crisi” era composto in gran parte da affiliati alla P2 e “guidato da un emissario statunitense”.
Invece di salvare il prigioniero, avrebbe – sostiene Jucci – sabotato ogni reale tentativo di liberazione, sottolineando come il vero obiettivo di molti fosse distruggere Moro politicamente e fisicamente.
L’eredità politica del Governo Meloni
Oggi, secondo Salerno, l’Italia non ha più bisogno di essere destabilizzata, è un Paese economicamente debole e politicamente subordinato, con governi che –per opportunismo – evitano di criticare Israele anche di fronte ai massacri di Gaza.
Commentando le recenti manifestazioni e gli scioperi che si stanno moltiplicando in tutta Italia a sostegno di Gaza, Salerno sottolinea come “quanto sta accadendo oggi in Palestina, a Gaza, rappresenti un evento straordinario”.
Allo stesso tempo, evidenzia una mancanza storica di consapevolezza nel Paese per decenni, osserva, “in Italia non si è insegnato né discusso seriamente della difficile condizione del popolo palestinese”, e di conseguenza “la società e i governi italiani non hanno mai realmente agito per sostenerlo”. Ora, conclude, “ci troviamo improvvisamente di fronte al Medio Oriente e alla questione palestinese”, un tema a lungo ignorato che torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico.
Tuttavia, episodi recenti come il naufragio sul Lago Maggiore del 2023 – in cui morirono spie italiane e israeliane durante una misteriosa operazione congiunta – mostrano che il legame tra intelligence italo-israeliana è ancora attivo, una collaborazione opaca che nasce proprio da quelle stagioni, e che oggi opera sotto nuove forme, in un contesto di sorveglianza globale e guerra informatica.
Secondo Salerno, l’ipotesi di un intreccio complesso tra i servizi d’intelligence israeliani (Mossad) e l’apparato politico italiano contemporaneo — in particolare il governo guidato da Giorgia Meloni, caratterizzato da una linea dichiaratamente filo-israeliana — apre un campo di riflessione più ampio sulle dinamiche di cooperazione strategica tra Italia e Israele. Si può parlare di rapporti opachi o scarsamente trasparenti, tipici delle relazioni nel campo dell’intelligence, dove la condivisione di informazioni, tecnologie e strumenti di sorveglianza raramente è oggetto di dibattito pubblico.
La mancanza di trasparenza su tali relazioni può generare sospetti e interrogativi, specialmente quando il sostegno politico a Israele si traduce in scelte di politica estera o in silenzi su questioni eticamente controverse.
Questa eredità renderebbe difficile una politica italiana autonoma su temi come il conflitto israeliano-palestinese per via dell’esposizione storica e delle reti costruite.
Un’Italia che, dopo la Seconda guerra mondiale, si è percepita come debitrice nei confronti della comunità ebraica per gli orrori del fascismo, e che abbia quindi coltivato nel tempo una cooperazione segreta o ufficiale molto stretta con Israele nel campo dell’intelligence, conclude lo scrittore.
L’ombra lunga del delitto Moro
Il Delitto Moro, più che un fatto di sangue, è diventato una ferita geopolitica, dietro la retorica ufficiale si nasconde un labirinto di verità negate, in cui si mescolano logge massoniche, apparati deviati, servizi stranieri e complicità interne.
Aldo Moro, uomo del dialogo e dell’autonomia, rappresentava una minaccia a quell’ordine, e per questo, doveva essere eliminato, sepolto non solo da proiettili, ma da decenni di silenzi e segreti di Stato, da cui la verità, ancora oggi, fatica a riemergere.
Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
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