Studio clamoroso su 51 milioni di persone: I VACCINI CONTRO IL COVID-19 AUMENTANO ENORMEMENTE IL RISCHIO DI INFEZIONI RESPIRATORIE (+ 559%)
di Carlo Domenico Cristofori
«Il nostro obiettivo era indagare l’andamento nazionale delle infezioni respiratorie durante e dopo la pandemia di COVID-19 e valutare il rischio in base alla dose di vaccino contro il COVID-19».
Questo è l’obiettivo dichiarato nell’abstract della nuova ricerca internazionale “Incidenza delle infezioni respiratorie dopo la pandemia di COVID-19 (2023-2024) e la sua associazione con la vaccinazione tra intere popolazioni in Corea”, appena pubblicata sul Journal of Infectious Diseases da Jihun Song1,2 ∙ Seogsong Jeong1 ∙ Asaph Young Chun3 ∙ Jaehun Jung4 ∙ Sun Jae Park5 ∙ Sang Min Park5,6
- Dipartimento di Informatica Biomedica, Korea University College of Medicine, Seul, Repubblica di Corea
- Centro di Ricerca Biomedica, Korea University Guro Hospital, Seul, Repubblica di Corea
- Istituto per le Scienze Pandemiche AI.celerator, Seoul National University, Repubblica di Corea
- Dipartimento di Medicina Preventiva, Korea University College of Medicine, Seul, Repubblica di Corea
- Dipartimento di Scienze Biomediche, Seoul National University Graduate School, Seul, Repubblica di Corea
- Dipartimento di Medicina di Famiglia, Seoul National University Hospital, Seul, Repubblica di Corea

L’amara conclusione è che i “vaccini” contro il COVID-19 aumentano il rischio di infezioni respiratorie fino al 559%, come già segnalato da un importante articolo pubblicato dalle università mediche cinesi nell’ottobre 2020, prima dell’immissione sul mercato di sieri sperimentali per l’mRNA e il mDNA…
«Utilizzando il database, che integra le richieste di rimborso assicurativo e i registri vaccinali dell’intera popolazione coreana (N=51.645.564), sono state valutate le tendenze utilizzando i modelli SARIMAX. Abbiamo valutato le associazioni tra le dosi ricevute fino al 1° giugno 2023 e l’insorgenza di infezioni respiratorie, utilizzando i modelli di rischio di Cox e Fine-Gray», hanno spiegato i ricercatori nel nuovo studio.
«Rispetto ai livelli pre-pandemici (2017-2019), l’incidenza di malattie simil-influenzali (ILI) e polmonite è diminuita di oltre il 90% nel biennio 2020-2021, seguita da una recrudescenza delle infezioni delle vie respiratorie superiori (URI) e del raffreddore comune nel biennio 2023-2024. L’incidenza della pertosse è aumentata di 46 volte rispetto ai livelli previsti alla fine del 2023. Gli individui (≥4a dose) presentavano rischi inferiori di ILI (hazard ratio aggiustato: 0,55 [IC al 95%: 0,54-0,57]) e pertosse (0,06 [0,04-0,08]), ma rischi più elevati di URI (1,32 [1,32-1,33]) e raffreddore comune (1,63 [1,62-1,64]), rispetto ai soggetti non vaccinati o parzialmente vaccinati», questi i risultati evidenziati nell’Abstract.
Ecco quindi le amare conclusioni:
«Con i cambiamenti nei modelli di infezione respiratoria, la vaccinazione contro il COVID-19 potrebbe essere associata in modo differenziale alle infezioni respiratorie nell’era post-pandemica, riflettendo i cambiamenti nell’immunità a livello di popolazione ed evidenziando la necessità di strategie di sanità pubblica adattive».
«In un intero dataset nazionale, ogni dose aggiuntiva di “vaccino” contro il COVID-19 corrispondeva a una maggiore probabilità di infezione respiratoria non COVID, più grave tra i bambini. Poiché il gruppo di “controllo” includeva destinatari di una singola dose, il vero aumento rispetto alla popolazione completamente non vaccinata è probabilmente persino maggiore di quanto riportato».
L’epidemiologo americano Nicolas Huscher ha sottolineato nella sua analisi dettagliata dello studio coreano.
«Questo studio rivela che i “vaccini” contro il COVID-19 hanno eroso la funzione immunitaria in un intero Paese, e probabilmente in tutto il mondo», ha aggiunto nel suo articolo medico che potete leggere di seguito su Gospa News International (testo in Inglese leggibile in Italiano attivando il traduttore automatico con le bandierine in alto a sinistra)
Carlo Domenico Cristofori
