CAPPELLANI MILITARI: BUSSOLE CRISTIANE E MORALI DEI SOLDATI. Il “Caro Prezzo” di Risorse Cruciali dinnanzi all’Allarme Suicidi tra le Forze Armate
di Piero Angelo De Ruvo
La dimensione spirituale dei militari
La presenza dei cappellani militari all’interno delle Forze Armate italiane è una tradizione che affonda le sue radici nella storia e nella cultura del Paese, formalizzati come corpo nell’ Esercito Italiano con la legge del 1915, in occasione della Prima Guerra Mondiale, essa nasce dal riconoscimento che chi indossa la divisa e vive situazioni particolarmente delicate, lunghi periodi lontano da casa, missioni in zone di conflitto, esposizione a pericoli e responsabilità gravose.
In questo contesto, il sostegno spirituale e umano di un sacerdote può rappresentare un conforto prezioso, capace di alleviare solitudini, di sostenere nei momenti di crisi e di rafforzare motivazioni interiori.
Dal punto di vista cristiano, questo servizio non è un privilegio, ma una risposta alla chiamata evangelica ad accompagnare l’uomo ovunque si trovi, anche nelle condizioni più difficili, l’assistenza spirituale non è dunque un ornamento secondario, ma un’espressione concreta della vicinanza di Dio a chi si trova in situazioni di sacrificio e di prova.
Il valore dell’assistenza spirituale di fronte ai suicidi nelle Forze Armate
A rendere ancora più urgente una riflessione sul senso autentico dell’assistenza spirituale nelle Forze Armate vi è anche il drammatico fenomeno dei suicidi tra i militari, che negli ultimi anni ha acceso allarmi e richieste di maggiore attenzione verso la salute psicologica di donne e uomini in divisa. I numeri dei suicidi, avvenuti in questi ultimi anni, potrebbero mettere in luce un quadro segnato da stress operativo, pressioni gerarchiche, isolamento, difficoltà a chiedere aiuto e, talvolta, condizioni di lavoro percepite come opprimenti.
In questo contesto, il disagio non ascoltato può trasformarsi in una ferita profonda che logora silenziosamente, fino a esiti estremi.
L’accompagnamento spirituale, se autentico e libero da logiche di potere, potrebbe rappresentare uno spazio prezioso di ascolto e di umanità, capace di intercettare queste fragilità prima che diventino insostenibili.
Una presenza che non giudica e non impone, ma accoglie e sostiene, può contribuire a restituire ai militari la consapevolezza di non essere soli. Anche per questo la riforma delle cappellanie non è un dettaglio amministrativo, ma un nodo che tocca la vita concreta e il benessere di chi serve lo Stato in condizioni spesso estremamente difficili.
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La questione dei costi pubblici
Tuttavia, non si può trascurare il fatto che il sistema dei cappellani militari grava in modo consistente sulle finanze pubbliche, i milioni di euro destinati ogni anno al loro mantenimento — con stipendi, pensioni e benefici equiparati a quelli degli ufficiali — pongono interrogativi legittimi in una società che chiede sobrietà, equità e trasparenza nell’uso delle risorse comuni.

Da un punto di vista cristiano, occorre ricordare che la missione della Chiesa non è legata al denaro, ma alla gratuità del servizio e all’autenticità della testimonianza, se l’annuncio evangelico viene sostenuto in modo eccessivo dalle casse dello Stato, il rischio è di offuscare la sua vera natura e di trasmettere l’idea che la fede sia un’istituzione finanziata, piuttosto che un dono libero. In questo senso, una riflessione sul ridimensionamento dei costi non è solo legittima sul piano civile, ma anche salutare sul piano spirituale.
Seppur nella “Nota di Sintesi” del Senato della Repubblica (link tra le fonti), l’organico dei cappellani è fissato di 162 unità, essi sono equiparati a ufficiali e Ufficiali Superiori, quindi, il loro sostentamento rimane pur sempre una spesa consistente per il contribuente.
Lo Stato laico come garanzia di libertà, credibilità e giustizia
La Costituzione italiana definisce lo Stato come laico e aconfessionale, questo non significa ostilità nei confronti della religione, ma al contrario garanzia di libertà per tutti.
La laicità, infatti, permette a ciascun cittadino — che sia cattolico, appartenente ad altra fede o non credente — di vivere la proprio vita militare con piena dignità, senza sentirsi escluso o sottoposto a rituali che non condivide.
La Chiesa stessa, se si ispira al Vangelo, non dovrebbe temere di perdere “privilegi”, perché la sua forza non deriva dal sostegno economico dello Stato, ma dalla testimonianza viva dei suoi ministri. Una cappellania che non si fonda sul grado militare o sullo stipendio equiparato a un ufficiale, ma sulla presenza fraterna e discreta, sarebbe più credibile agli occhi dei militari e più coerente con lo spirito cristiano.
Allo stesso tempo, lo Stato democratico, liberandosi dal sospetto di favorire una confessione rispetto ad altre, potrebbe dimostrare fedeltà ai principi costituzionali, rafforzando così la propria credibilità e il senso di giustizia tra i cittadini.
Riformare l’attuale sistema non significherebbe eliminare la religione dalle Forze Armate, ma restituirle autenticità, collocandola nella dimensione che le è propria, quella del servizio gratuito e dell’accompagnamento personale.
In questo modo, la fede potrebbe continuare a essere una fonte di speranza e di sostegno per i militari, senza tradire né lo spirito evangelico né i principi di uno Stato democratico e laico.
Il rischio di perdere la bussola morale
In un tempo in cui i conflitti, da quelli più lontani a quelli che scuotono il presente — come dimostrano le devastazioni e le sofferenze civili che vediamo a Gaza e in molte altre terre martoriate — rivelano quanto l’essere umano possa scivolare in una spirale di brutalità quando manca una bussola morale, diventa evidente che anche il militare più preparato può trasformarsi in un esecutore di azioni disumane, come accade al popolo Palestinese, se non è sostenuto da una coscienza vigile, libera e formata e non indottrinata da politiche sionistiche o espansionistiche.
Se la Chiesa rinuncia alla propria missione profetica e si adagia nei privilegi, se lo Stato riduce la dimensione spirituale a un servizio retribuito e non a un accompagnamento autentico, allora non solo i soldati restano soli davanti all’abisso, ma
il cristianesimo stesso rischia di diventare un guscio vuoto, incapace di illuminare la notte morale del nostro tempo. Una fede trasformata in apparato stipendiato, e una spiritualità confusa con un ruolo gerarchico, non portano soltanto alla perdita di credibilità ecclesiale, ma al lento smarrimento della sua stessa identità evangelica.
Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
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Osservazioni del Direttore di Gospa News sull’Articolo
L’articolo qui riportato esprime una considerazione personale dell’autore che riteniamo giusto pubblicare in virtù della sua esperienza militare anche se non ne condividiamo vari punti…
In particolare quello sulla gratuità del servizio sacerdotale che è tale nell’espletazione dei Sacramenti, nelle opere di carità vero i veramenti bisognosi e per VOCAZIONE MISSIONARIA del singolo ma non può ovviamente esserlo per un’ORGANIZZAZIONE ISTITUZIONALE che necessita di complesse articolazioni.
Basti ricordare che la giusta “retribuzione” per gli operatori del Vangelo è stata predisposta da Gesù stesso quando inviò i suoi 72 discepoli (Vangelo di San Luca, 10,1-9):
«Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede».
Chiarisce il dizionario Treccani. Mercede: Ciò che si dà a una persona come compenso per un lavoro o corrispettivo per una prestazione; è vocabolo più nobile e solenne e insieme più generico dei sinon. paga, salario, e sim.: pattuire, pagare, ricevere la m.; buona, magra m.; rifiutare, negare la m., la giusta m.; lavorare a m., per compenso.
L’impostazione filosofica di non dover pagare alla Chiesa Cattolica Apostolica un servizio di utilità pubblica e sociale è tipica di un’influenza storica del movimento Risorgimentale Massonico antiCristiano che portò alla chiusura di vari ordini religiosi e all’espropriazione dei loro beni secondo una logica comunista-ateista.
Invito il bravo collaboratore De Ruvo a leggere con maggiore attenzione il revisionismo storico sulla diabolica e criminale ingerenza della Massoneria nello Stato Italiano esplicitato nelle inchieste di Gospa News sulla Massoneria.
Proprio in virtà di questa “oligarchia massonica occulta” i Governi Italiani possono sperperare quanto vogliono per le Armi ma cercano di risparmiare sui servizi di utilità sociale, come appunto i cappellani militari…
Fabio G.C. Carisio
FONTI
https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_finanziario/2024-2026/LB/LB_2024_LB-04-DRC-120-Difesa.pdf
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