CHAT CONTROL 2.0. L’Unione Europea verso la Legalizzazione della Sorveglianza di Massa
di Piero Angelo De Ruvo
L’Europa si trova a un bivio tra la necessità di proteggere i minori e il rispetto della privacy di centinaia di milioni di cittadini, il nuovo regolamento noto come Child Sexual Abuse Regulation (CSAR), ribattezzato “Chat Control 2.0” ha riacceso un dibattito sul futuro delle comunicazioni digitali in Europa.
Un pretesto per indebolire la privacy
Nel suo blog Sabino Paciolla afferma che « Il Piano originale di Chat Control, formalmente noto come Regolamento sull’abuso sessuale dei minori, era stato proposto dalla Commissione Europea nel 2022. L’obiettivo dichiarato era nobile: individuare materiale pedopornografico attraverso la scansione obbligatoria delle comunicazioni private, anche quelle crittografate»
Paciolla, inoltre, avverte che la proposta mira in realtà a imporre «un modello per la sorveglianza generalizzata che avrebbe dato a Stati e istituzioni UE la possibilità di scansionare ogni messaggio privato», trasformando in “normale” una pericolosa intrusione nelle comunicazioni private.
Quindi, la vera posta in gioco non è tanto la lotta agli abusi, per quanto importante, quanto il rischio di erodere la privacy e la segretezza delle comunicazioni, con conseguenze difficili da prevedere ma potenzialmente gravissime.
Cosa prevede davvero Chat Control 2.0
La proposta CSAR, mira a contrastare la pedopornografia online imponendo ai fornitori di servizi di messaggistica e posta elettronica (come WhatsApp, Telegram, Gmail) l’obbligo di “scansionare” ogni contenuto — testi, immagini, video — prima che venga inviato, anche se protetto da crittografia end-to-end. Questo meccanismo, per come è concepito, comporterebbe l’introduzione di una sorta di “backdoor di Stato” nelle chat private, un sistema che metterebbe a rischio l’integrità della crittografia e la riservatezza delle comunicazioni.
Come riportato dal Blog di Paciolla, secondo Patrick Breyer, attivista per i diritti digitali ed ex eurodeputato, «questa manovra equivale a “un inganno” volto a eludere un dibattito democratico significativo».
Le ultime novità: dall’obbligo alla “volontarietà”?
Dopo contestazioni tecniche, legali e politiche — e sotto la pressione di associazioni per i diritti digitali e garanti della privacy — la versione più recente del regolamento, approvata dal consiglio dell’UE il 26 novembre 2025, ha eliminato l’obbligo di scansione generalizzata delle chat.
Il testo attualmente in discussione prevede che la scansione dei messaggi diventi “volontaria”: le piattaforme «potranno», ma non più «dovranno», analizzare i contenuti.
Tuttavia, non tutte le critiche si sono affievolite, molti esperti avvertono che anche un sistema “volontario” conserva rischi seri per la privacy e la sicurezza degli utenti. Un aspetto fondamentale, spesso sottolineato è la sicurezza dei dati e la crittografia, riguarda il sistema tecnico su cui si basa Chat Control: il cosiddetto “client-side scanning” (CSS), ovvero la scansione che avverrebbe direttamente sul dispositivo dell’utente prima della cifratura. Molti ritengono che questa tecnica trasformi ogni chat in un potenziale punto di sorveglianza, con rischi elevati di abuso, errori, falsi positivi o intrusioni malevole (come riportato dal sito (Wired Italia, Agenda Digitale).
Inoltre, la “volontarietà” non risolve la questione di fondo, anche se non obbligatoria, la semplice disponibilità di strumenti di sorveglianza può incentivare un uso diffuso, favorendo una deriva verso il controllo generalizzato.
L’approccio, dunque, rischia di erodere la fiducia nelle piattaforme di messaggistica cifrata, se gli utenti percepiranno che le loro conversazioni non sono più segrete, potrebbero migrare verso strumenti meno trasparenti o certificati, con effetti imprevedibili sul tessuto della comunicazione digitale.
Una domanda rimane aperta
La protezione dei minori da abusi e pedopornografia online è un obiettivo urgente, nobile, condivisibile. Nessuno in buona fede nega la necessità di contrastare questi crimini, ma resta da stabilire — ed è quello su cui molti, come Paciolla, invitano a riflettere — se tale obiettivo giustifichi davvero un sistema che rischia di compromettere diritti fondamentali come la privacy, la libertà di comunicazione e la sicurezza delle informazioni personali.
Come scrive Paciolla a conclusione nel suo blog, «L’Europa è sulla soglia della costruzione di una macchina in grado di vedere tutto. E una volta costruita, servirà non solo alle attuali autorità politiche, ma a chiunque detenga il potere in futuro».
Spetta ora non solo alle istituzioni europee, ma a tutti noi — cittadini e utenti digitali — domandarci: vogliamo consegnare le nostre comunicazioni private a piattaforme, algoritmi, e potenzialmente a uno Stato che potrebbe osservare tutto, sempre e comunque?
Piero Angelo De Ruvo
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Sottufficiale dell’Esercito Italiano in Congedo.
Membro del direttivo dell’associazione Constitutio Italia
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