LA VERTIGINE DELLA NOTTE: Quando l’Eterno si fece Pane e la Storia si inginocchiò
di Paola Persichetti
Di notte. Deve accadere di notte.
Non poteva essere altrimenti. Come nel grembo materno, quel nido buio, caldo e protettivo dove la vita si forma nel segreto, così la Storia doveva essere avvolta dalle tenebre per poter rinascere.
Immaginiamo quel silenzio. L’universo trattiene il respiro. L’immensità delle galassie, gli abissi siderali, tutto si concentra su un punto minuscolo della terra di Giudea.
Una stella, sentinella del cosmo, si ferma e indica.
E lì, da quell’utero buio, il Logos irrompe nella storia. Non con un tuono, ma con un vagito.
“In principio era il Verbo”, dice Giovanni nel suo Prologo. Colui che era presso Dio, Colui che era Dio, si è fatto carne. Ha preso un corpo. Ha accettato di avere freddo, di essere nudo, di avere paura.
È la vertigine di Dio: l’Onnipotente che si fa impotente per lasciarsi toccare.
Lo sguardo del pastore: il riconoscimento dell’Agnello
In quella notte, la Luce squarcia le tenebre.
Ed è qui che la storia si divide.
Da una parte Erode, paralizzato dalla paura nel suo palazzo; dall’altra i pastori, che corrono nella notte.

Perché sono loro i primi? Non solo perché sono svegli. Ma perché il pastore
è colui che vive in simbiosi con il gregge. Conosce l’odore, il respiro, il destino delle sue pecore.
Per questo, quando i suoi occhi si posano sul Bambino, accade il miracolo del riconoscimento.
Perché lo riconosce subito? Perché vede in Lui l’Agnello.
Lui, che ha passato la vita a difendere gli agnelli dai lupi, ora si trova di fronte all’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Il pastore intuisce il mistero: quel bambino è la Vittima pura venuta a togliere il peccato del mondo.
Capisce, con un’intuizione folgorante, che i ruoli si sono rovesciati: non è più lui a dover dare la vita per l’agnello, ma è quell’Agnello che sta dando la vita per lui. È questa rivelazione che lo fa cadere in ginocchio. Si adora solo ciò che ci salva. Il pastore adora perché vede la Vittima innocente che prende su di sé il peso che nessun uomo può portare.
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