62 CONDANNE ALLA “MAFIA A TRE TESTE” SCOPERTA DA REPORT: “Sistema Criminale in Contatto coi Politici Lombardi”. Dalla ‘Ndrangheta a Messina Denaro e Narcos Sudamericani
Nell’immagine di copertina: screenshot del servizio di Report in cui il conduttore Sigfrido Ranucci legge il messaggio del giudice Paolo Borsellino per combattere la cultura mafiosa
A Milano ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra si sono federate in un unico consorzio mafioso
di Redazione Gospa News
«All’ombra della Madonnina, esponenti apicali delle tre più importanti organizzazioni mafiose pianificano insieme affari e agganci con la politica. Un sistema criminale che negli ultimi anni è riuscito a infiltrare settori economici e finanziari strategici del territorio milanese e sono riusciti a entrare in contatto con alcuni tra i politici lombardi più in vista di Fratelli d’Italia che attualmente ricoprono incarichi al governo e nelle istituzioni europee. Della cupola milanese trasversale alle tre mafie avrebbero fatto parte rampolli di antiche famiglie di cosa nostra lombarda, parenti stretti di Matteo Messina Denaro, capi delle locali di ‘ndrangheta ed emissari di un potente clan di camorra».
E’ quanto scriveva Giorgio Mottola nella presentatione del suo reportage “La Mafia a tre Teste” per la famosa trasmissione Report di RAI3 condotta da Sigfrido Ranucci, di recente vittima di un misterioso atto intimidatorio esplosivo.
Il servizio era andato in onda il 14 gennaio 2024 suscitando qualche polemica politica con ovvie repliche tramite legali di alcune persone citate. (link tra le fonti)
Lo stesso Mottola ha aggiornato la presentazione del suo reportage con una news che accredita l’inchiesta di due anni fa…
«13 gennio 2026: Il gup di Milano Emanuele Mancini ha condannato con rito abbreviato 62 imputati a pene fino a 16 anni di reclusione e ne ha mandati a processo 45 nel maxi procedimento a carico di 145 persone, scaturito dall’inchiesta “Hydra” della Dda. Al centro del procedimento, una presunta “alleanza” tra affiliati di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra in Lombardia per fare “affari”, ossia sul cosiddetto “sistema mafioso lombardo”. Il giudice ha riconosciuto la contestazione principale dei pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, ovvero l’associazione mafiosa “costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni” criminali».
Questo conferma le dichiarazioni di alcuni boss pentiti: «La ‘Ndrangheta, la Camorra e Cosa Nostra sono una cosa sola».
Ma anche l’allarme lanciato dal pm Nicola Gratteri e dalla DIA (Direzione Investigativa Antimafia) durante l’emergenza Covid sul fatto che il prolungato Lockdown stava permettendo alla nuova Mafia Tricipite di divorare il Nord…
La PM della DDA: “Il Laboratorio di ‘Ndrangheta del Nord”
Per capire la gravità della situazione partiamo dal dialogo del giornalista con la stessa magistrata che martedì 13 ha ottenuto le 62 condanne nell’inchiesta Hydra, vedremo dopo dettagli e correlazioni.
«Nel cuore della provincia di Varese da tempo spadroneggia una delle locali di ‘ndrangheta più potenti e sanguinose di tutta la Lombardia. Negli ultimi 20 anni, gli abitanti di Lonate hanno assistito a incendi, esecuzioni per strada e cadaveri carbonizzati» afferma Mottola in un’altra inchiesta di Report (Mogli, Camici e Cavalli, link tra le fonti) focalizzata su vari esponenti della Lega tra cui uno divenuto Sindaco che ammise di aver fatto un “patto col diavolo” per essere eletto grazie ai voti della ‘ndrina locale, fu condannato per vari reati ma fu poi “miracolosamente” prosciolto dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso per un cavillo: ecco perché ne omettiamo il nome.
Pesante come un macigno l’autorevole commento:
ALESSANDRA CERRETI – PUBBLICO MINISTERO DDA DI MILANO Non ho alcun timore a definirlo, una sorta di laboratorio, laboratorio di ‘ndrangheta al Nord.
«All’ombra dell’aeroporto di Malpensa la ‘ndrangheta fa affari d’oro con il business dei parcheggi e dell’edilizia. Non controlla solo politici, professionisti e imprenditori. Negli anni ha infiltrato il tessuto sociale» aggiunge Mottola che introduce un’inquetante affermazione della PM dell’inchiesta Hydra
ALESSANDRA CERRETI – PUBBLICO MINISTERO DDA DI MILANO Non mi è mai capitato, Presidente, e come è noto ho lavorato per anni in Calabria, che in un processo noi abbiamo avuto 17 testimoni, su 17 testimoni 12 sono falsi. Ecco neanche in Calabria succede questo.
NB Nei reportage da varie fonti riportati di seguito tutti i link ai precedenti articoli di Gospa News sono stati aggiunti a posteriori per attinenza coi temi trattati
Una sentenza conferma l’esistenza di un’alleanza tra mafie in Lombardia: 62 condanne
di Stefano Baudino, pubblicato in origine sul quotidiano online L’Indipendente (link tra le fonti)
In Lombardia esiste un consorzio mafioso che vede allo stesso tavolo membri di spicco di Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Lo ha confermato ieri una storica sentenza, sfociata da un processo celebrato con rito abbreviato, che ha portato alla condanna di 62 soggetti riconducibili ai principali sodalizi criminali operanti nel nostro Paese.
Lo scorso ottobre, i giudici del tribunale del Riesame avevano riconosciuto la presenza dell’alleanza, ampiamente documentata dalle ricostruzioni dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano sugli incontri tra i loro esponenti, interamente confluite nell’inchiesta “Hydra”. Ma ora, con una pronuncia storica che porta la firma del gup Emanuele Mancini, lo attesta anche una sentenza di merito.
Dopo 6 ore di camera di consiglio, il giudice ha disposto complessivamente 62 condanne e 18 assoluzioni per gli 80 imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Questi ultimi erano accusati a vario titolo di reati quali associazione mafiosa, estorsione, traffico e spaccio di droga, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture.
All’interno della pronuncia si legge che in Lombardia è presente «una imponente e capillarmente strutturata associazione mafiosa costituita da appartenenti a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra, avente struttura confederativa orizzontale».
Associazione di Stampo Mafioso confermata per 24 Imputati
Nello specifico, l’accusa di associazione di stampo mafioso è stata riconosciuta per tutti i 24 soggetti alla sbarra a cui era contestata, ad eccezione di uno (Antonio Romeo). I personaggi più influenti a cui sono state comminate le condanne sono i presunti capi mafiosi Filippo Crea (14 anni di carcere), Giuseppe Fidanzati (14 anni), Massimo Rosi (16 anni) Bernardo Pace (14 anni e 4 mesi), Domenico Pace (11 anni e 4 mesi), Michele Pace (12 anni), Giacomo Cristello (11 anni) e Giovanni Abilone (13 anni).
Nella pronuncia, si spiega che «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose operano sullo stesso livello, contribuendo alla realizzazione di un sistema mafioso lombardo la cui operatività veniva decisa congiuntamente dalle tre componenti mafiose nel corso di 21 summit». Il consorzio «manteneva contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario» e «condizionava il libero esercizio di voto».
Parallelamente, 45 persone sono state rinviate a giudizio (10 hanno invece patteggiato, mentre 11 sono state prosciolte), con il dibattimento che inizierà nella seconda metà di marzo. Il giudice ha inoltre ordinato la confisca di circa 225 milioni di euro, nonché quella del presunto credito d’Iva imposta falso (218 milioni di euro) detenuto da due degli imputati.
Sono stati poi riconosciutiprovvisionali risarcimenti per le parti civili Regione Lombardia, i comuni di Milano e Varese, la Città metropolitana e le associazioni Libera e Wikimafia.
Dal Traffico di Droga all’Infiltrazione nel tessuto Economico della regione
Nella pronuncia emessa lo scorso ottobre dal Tribunale del Riesame, i giudici avevano attestato come, al centro del “patto” mafioso lombardo, vi sarebbero stati la gestione del traffico di droga, l’infiltrazione del tessuto economico e imprenditoriale della regione, il riciclaggio e le estorsioni.
Accogliendo le tesi dei pm, che un anno prima non erano state avallate dal GIP, il Riesame ha ritenuto «ampiamente dimostrato che il sodalizio contestato abbia fatto effettivo, concreto, attuale e percepibile uso, anche con metodi violenti o minacciosi, della forza di intimidazione nella commissione di delitti come nella acquisizione del controllo e gestione di attività economiche», ovvero degli «ambiti di attività che, secondo il parametro normativo, tipizzano la natura mafiosa del gruppo».
Un notevole contributo alle indagini è stato dato, negli ultimi mesi, da una serie di importanti collaborazioni. Tra queste, quelle del professionista Saverio Pintaudi, del membro della ‘Ndrangheta Francesco Bellusci e del referente catanese del clan Mazzei William Cerbo.
Quest’ultimo ha fornito alla Procura di Milano dettagli inediti sulla nascita e il funzionamento del Consorzio, che a suo dire avrebbe avuto origine nel 2019 per gestire il patrimonio del superlatitante Matteo Messina Denaro e creare una “camera di compensazione” al fine di risolvere i conflitti interni.
di Stefano Baudino, pubblicato in origine sul quotidiano online L’Indipendente (link tra le fonti)
PARLIAMO DI MAFIA: “’Ndrangheta, Narcois e Messina Denaro”
«L’intersezione dei due mondi, il crimine e la politica, è ciò che fa durare un “fatto umano” come la mafia. Tommaso Ricciardelli porta questi temi a Pulp Podcast e li tratta sulla sua pagina Instagram, Parliamo di mafia. Da Fedez e Marra l’ultima volta ha restituito il quadro dell’inchiesta Hydra sulle tre teste delle associazioni mafiose attive in Lombardia e a Milano. Lì si sono prese business enormi, probabilmente senza sparare un colpo. Questa è la vera svolta. Sempre su Parliamo di mafia ha definito il “patto” tra ‘ndrangheta, mafia albanese e narcos sudamericani come il “nuovo triumvirato”: “Una cosa mai vista”, che permette il controllo di gran parte del traffico internazionale di cocaina. E dal processo per il presunto depistaggio sulla strage di Capaci possiamo capire molte cose»
E’ quanto scriveva MowMag presentando Ricciardielli, giornalista collaboratore de L’Espresso e fondatore del Blog Parliamo di Mafia .
«Nel processo Hydra la pm Alessandra Cerreti ha ricostruito circa cento pagine di atti dedicate ai contatti tra l’associazione mafiosa lombarda e Matteo Messina Denaro. Un capitolo che, secondo la Procura, non avrebbe ricevuto alcun commento nel provvedimento del gip» scrive Ricciardielli su Instagram.
Al centro della requisitoria, i summit in Sicilia, i rapporti con uomini ritenuti vicini al latitante e il ruolo delle mediazioni economiche. Un passaggio chiave dell’accusa che apre interrogativi sul perimetro dell’indagine e sul peso attribuito a quei contatti nella fase cautelare.
FONTI PRINCIPALI
REPORT – RAI3 – LA MAFIA A TRE TESTE
RAI 3 REPORT – MOGLI, CAMICI, CAVALLI
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