MORTE DAVID ROSSI (MPS): Intervista VIDEO all’on. Vinci, Presidente della Commissione Parlamentare che ha svelato l’OMICIDIO
di Piero Angelo De Ruvo
A oltre dieci anni dalla tragica notte di Siena, la Commissione parlamentare d’inchiesta riapre ufficialmente la ferita del caso David Rossi, ribaltando la tesi del suicidio che per anni hanno dominato le cronache giudiziarie.
Gianluca Vinci, esponente di Fratelli d’Italia nella Camera dei Deputati, è il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta bis su Rossi, nata come la prima dal coraggio del deputato Fdi Walter Rizzetto
L’onorevole Vinci ha delineato, in un’intervista esclusiva con Gospa News, uno scenario inquietante supportato da nuove perizie tecniche e analisi video che sembrano lasciare poco spazio al dubbio:
“Il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena è stato ucciso”.
La prova dell’orologio e i polsi trattenuti
Il punto di svolta, secondo Vinci, risiede in una rilettura accurata dei filmati della caduta. Per anni si era creduto che Rossi avesse l’orologio al polso, ma un’analisi con zoom e misurazioni metriche ha rivelato una realtà diversa.
” Per tanti anni sia la magistratura sia la prima commissione d’inchiesta non erano arrivate a un dunque e si è rimasti sulla pista del suicidio. Facendo un’attività di ricerca di nuovi elementi, si è visto dal video che l’orologio non era al polso di David Rossi mentre cadeva. Questo cambia tutto, perché le lesioni sui polsi — tagli precisi a forma di cassa d’orologio — non possono più essere attribuite all’impatto con il suolo, dato che l’orologio si era già staccato. Ne consegue la certezza che Rossi sia stato trattenuto in alto e appeso per diverso tempo fuori dalla finestra da qualcuno che lo afferrava proprio in quel punto”.
Vinci è categorico sulla natura del decesso:
“C’è la certezza che si è trattato di un omicidio perché Davide Rossi non poteva essersi auto trattenuto il polso”.
Non un’esecuzione pianificata, ma un pestaggio finito male. Le nuove perizie medico-legali suggeriscono che l’intenzione iniziale degli aggressori potrebbe non essere stata l’omicidio. Le lesioni al volto indicano che Rossi sarebbe stato picchiato violentemente prima della caduta, precisando:
“Non c’è stata un’immediata volontà di defenestrarlo, ma di picchiarlo e sbattergli la faccia sulla barriera di protezione”.
Secondo la ricostruzione della Commissione, Rossi potrebbe aver aperto la porta a persone che conosceva, finendo vittima di un’aggressione degenerata. Lo scenario ipotizzato è quello di un “pestaggio, minaccia o estorsione” durante il quale Rossi sarebbe stato tenuto fuori dalla finestra, forse nel tentativo di farlo rientrare, prima che la situazione precipitasse definitivamente.
Il movente economico e le ombre esterne alla banca
Sgombrato il campo dalle ipotesi su “festini o prostitute” definite prive di fondamento, la Commissione si concentra sul ruolo di Rossi nella gestione delle sponsorizzazioni di MPS, che all’epoca ammontavano a decine di milioni di euro. In un clima di forte difficoltà economica per l’istituto, Rossi gestiva budget che erano scesi da 50 a 40 milioni di euro l’anno.
“ Se ha dovuto fare delle scelte- prosegue il Presidente della commissione – non equidistanti, nella distribuzione di queste enormi somme, questo potrebbe aver scatenato reazioni violente da parte di chi si è visto sottrarre fondi; in certi contesti si uccide per molto meno. “
Tuttavia, Vinci suggerisce che gli esecutori potrebbero essere estranei all’organico della banca:
“ Riteniamo però che il problema sia esterno alla banca, almeno per quanto riguarda gli esecutori poiché lo stesso Rossi, in una mail, si preoccupava del fatto che la sua intenzione di andare in procura fosse uscita fuori dal Monte dei Paschi “.
Intimidazioni e “pista mantovana”
L’intervista ha toccato anche il tema delle recenti minacce rivolte a Katia Silva, Capo segreteria della Commissione, che ha subito intimidazioni dirette presso la sua abitazione a Bresciello. Per Vinci, queste minacce confermano la validità delle indagini in corso, specialmente perché Silva è la figura che ha svolto la maggior parte del lavoro investigativo in segreto.
“ questo ci porta a pensare che la “pista mantovana” che stiamo seguendo sia quella corretta. Se la nebbia non è un caso, sicuramente la pista che stiamo seguendo è quella giusta”,
Ha dichiarato Vinci, riferendosi alle particolari condizioni atmosferiche presenti durante l’atto intimidatorio che suggerirebbero la presenza di qualcuno che conosceva bene il territorio.
IL VIDEO INTEGRALE DELL’INTERVISTA
Errori del passato e prospettive future
Sulle indagini iniziali, il giudizio della Commissione è severo ma focalizzato sui fatti: mancate acquisizioni di filmati di sorveglianza, delle celle telefoniche e degli accessi alla ZTL, oltre alla distruzione precoce di reperti come fazzolettini sporchi di sangue. Sebbene Vinci non parli esplicitamente di dolo istituzionale, ammette che:
“ non spetta a me dire se qualcuno ha fatto qualcosa che è doloso, probabilmente non sono state fatte bene le indagini, con tutta la documentazione che non è stata acquisita, probabilmente oggi avremmo già i nomi degli assassini, vediamo di fare in un altro modo “.
La Commissione non intende fermarsi conclude l’Onorevole Vinci, e preannuncia nuove rivelazioni a breve:
“Ci sarà qualche novità tra qualche settimana, probabilmente avremo nuovo materiale”.
La verità sulla morte di David Rossi sembra essere, dopo tredici anni, finalmente più vicina. Un caso che ha alimentato polemiche, richieste di giustizia e nuove indagini potrebbe ora trovarsi a un punto di svolta, lasciando intravedere la possibilità che, emergano finalmente chiarimenti decisivi su quanto accaduto.
Piero Angelo De Ruvo
Giornalista – iscritto all’Ordine regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta (elenco pubblicisti)
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APPROFONDIMENTO POST- INTERVISTA della Redazione di Gospa News
Postilla – L’Ombra della ‘Ndrangheta sull’Omicidio Rossi
Estratto da Il Giornale – articolo di Felice Manti
“Se la Procura avesse voluto davvero indagare ci avrebbe messo 13 mesi”, sibila il legale della vedova Antonella Tognazzi e della figlia di David Rossi.
Carmelo Miceli è un sanguigno, lo si vede quando accusa la magistratura che ha archiviato per due volte il caso come suicidio e le forze dell’ordine senesi del tempo di aver compromesso le indagini, tra pc danneggiati dopo essere stati assegnati a un carabiniere e video spariti mentre erano in mano alla polizia, quando punta il dito contro la Procura che a suo dire avrebbe aperto solo un fascicolo contro ignoti, “l’ennesimo” e inutilmente Vinci lo rassicura: “Sull’atto c’è la firma di due pm, non si muovono se non c’è un reato vero”, suggerisce.
Tanto sul fascicolo Rossi ci sono almeno tre Dda come ha anticipato il Giornale – Firenze, Bologna e Brescia – perché seguendo i soldi si arriva alla ‘ndrangheta.
E mentre il prestigio dei Ris che ha ricostruito la dinamica dell’aggressione e della caduta serve a salvare la reputazione dell’Arma messa a dura prova da questi anni di indagini sbagliate, errori macroscopici su prove chiave, scene del crimine compromesse con il Csm a far spallucce. “Se avessero voluto la verità bastavano 13 giorni”, è il commosso tributo di Ranieri Rossi che chiude la conferenza.
La pista più credibile viaggia nel triangolo rosso Siena-Viadana-Brescello, i nuovi don sono del clan Grande Aracri che da Cutro (Kr) lì spadroneggia da una vita e avrebbe usato fondi neri sfuggiti all’attenzione di Mps per comprare sottobanco pezzi di Toscana, Lombardia e di Emilia-Romagna.
Estratto da Il Giornale – articolo di Felice Manti
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