ESENZIONI DA VACCINI. ALTRA VITTORIA DI MEDICO IN TRIBUNALE: Intervista all’avvocato Perillo dell’associazione “Danni Collaterali”
di Piero Angelo De Ruvo
La sentenza che riapre il dibattito sulla libertà di cura
Una recente pronuncia del Tribunale di Roma ha riportato al centro del confronto pubblico e giuridico uno dei nodi più controversi emersi durante la gestione dell’emergenza pandemica: il perimetro dell’autonomia decisionale del medico. La vicenda riguarda una dottoressa di medicina generale finita sotto processo con l’accusa di falso ideologico per aver rilasciato certificati di esenzione dalla vaccinazione anti Covid-19.
Secondo l’impostazione accusatoria, tali certificazioni avrebbero dovuto essere di esclusiva competenza dei “medici vaccinatori” individuati dalle autorità sanitarie. Tuttavia, il giudice ha ribaltato questa lettura, assolvendo l’imputata con la formula piena “il fatto non costituisce reato”, riconoscendo implicitamente la centralità del rapporto fiduciario tra medico e paziente e la piena legittimità della valutazione clinica individuale.

Il principio riaffermato: autonomia diagnostica e responsabilità professionale
Il cuore della decisione risiede nella riaffermazione di un principio cardine della professione medica: ogni sanitario conserva il diritto-dovere di valutare caso per caso le condizioni del paziente, senza che tale funzione possa essere rigidamente circoscritta da protocolli amministrativi.
A evidenziare la portata della sentenza è stato l’avvocato Andrea Perillo, difensore della dottoressa e vicepresidente dell’associazione “Danni Collaterali”, che ha dichiarato:
«La sentenza certifica l’indipendenza del medico nel momento in cui formula una diagnosi, emette un certificato e accerta una patologia».
Un passaggio che, secondo diversi osservatori, potrebbe costituire un precedente rilevante per numerosi procedimenti analoghi ancora in corso sul territorio nazionale.
Il passaggio controverso: natura del vaccino e implicazioni giuridiche
Particolarmente significativo è un elemento contenuto nelle motivazioni della sentenza che sta generando un acceso dibattito negli ambienti forensi e scientifici. Secondo quanto riportato dalla difesa, il tribunale avrebbe utilizzato un linguaggio che mette in discussione la narrazione istituzionale relativa alla natura dei vaccini somministrati durante la campagna pandemica.
Perillo sottolinea con forza questo aspetto della motivazione: «Abbiamo un tribunale che sostanzialmente ammette che la vaccinazione all’epoca era sperimentale».
Questo passaggio è considerato fondamentale per i numerosi medici — si parla di decine di processi in tutta Italia — ancora sotto accusa per motivi analoghi. Si tratta di un’affermazione che, se confermata e consolidata in ulteriori pronunce, potrebbe avere effetti rilevanti sul piano giuridico, in particolare nei procedimenti che riguardano responsabilità mediche e consenso informato.
Dalle aule giudiziarie al Parlamento: il caso approda in Commissione
Il dibattito non è rimasto confinato nelle sedi giudiziarie. La questione è infatti approdata anche in ambito istituzionale, con l’audizione dello stesso Perillo presso la Commissione Covid del Senato. In quella sede sono stati affrontati temi sensibili come i presunti danni da vaccino e le criticità legate alla gestione della cosiddetta “catena del freddo”, fondamentale per la conservazione e l’efficacia dei preparati.
Questo passaggio segna un ulteriore livello di politicizzazione del tema, trasformando una vicenda giudiziaria in un caso di interesse nazionale, con potenziali ripercussioni sulle politiche sanitarie future.
La saldatura con il fronte politico del dissenso
Parallelamente, si assiste alla crescente convergenza tra le rivendicazioni emerse in ambito sanitario e una più ampia area politica critica nei confronti dell’attuale assetto istituzionale europeo. In questo contesto, la libertà di cura diventa uno dei pilastri simbolici di una contestazione più ampia.
Alcuni esponenti di questo fronte parlano apertamente della necessità di costruire un “campo largo del dissenso”, capace di unire diverse istanze — sanitarie, economiche e politiche — in una piattaforma comune. Le critiche si concentrano in particolare sulle istituzioni europee, ritenute da questi attori un vincolo alla piena sovranità decisionale degli Stati membri. La critica non risparmia le istituzioni di Bruxelles, viste come ostacoli alla sovranità nazionale e alla ripresa economica
«Tutti quanti siamo d’accordo sul fatto che l’Unione Europea sia un’assoluta catastrofe». Conclude l’Avv. Perillo.
L?intervista VIDEO all’avvocato Perillo
Verso un nuovo equilibrio tra diritto, scienza e politica
La vicenda del Tribunale di Roma si inserisce dunque in un quadro più ampio e complesso, in cui diritto, scienza e politica si intrecciano in modo sempre più evidente. Da un lato, emerge l’esigenza di tutelare l’autonomia professionale dei medici; dall’altro, resta aperto il confronto sulla gestione delle emergenze sanitarie e sul ruolo delle istituzioni nazionali e sovranazionali.
Ciò che appare certo è che questa sentenza rappresenta un punto di snodo destinato a lasciare un segno nel dibattito pubblico, contribuendo a ridefinire equilibri e responsabilità in un ambito — quello della salute — dove le decisioni individuali e collettive si incontrano e spesso si scontrano.
Piero Angelo De Ruvo
Giornalista – iscritto all’Ordine regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta (elenco pubblicisti)
© COPYRIGHT GOSPA NEWS – Ogni link a precedenti articoli di Gospa News è stato aggiunto a posteriori dalla Redazione
TUTTI GLI ARTICOLI DI PIERO ANGELO DE RUVO

There was never a corona virus nor variants. You keep pushing that hoax by neglecting this fact and by focusing at the biowaepons you call ‘vaccins’. Controlled opposition in a moderate sneaky advanced way.
L’ignorante asino di microbiologia che nega l’esistenza del SARS-COV-2 è il più temibile complice dei bastardi crminali che l’hanno costruito e disseminato nel mondo