LOBBY ARMI – 26. IL CLAN MELONI-CROSETTO RINGRAZIA LE GUERRE. Sipri: “Più del 20 % di Affari Militari Italiani”. Da quando è Ministro l’Amico dei Signori della Morte

LOBBY ARMI – 26. IL CLAN MELONI-CROSETTO RINGRAZIA LE GUERRE. Sipri: “Più del 20 % di Affari Militari Italiani”. Da quando è Ministro l’Amico dei Signori della Morte

Introduzione di Redazione Gospa News

«L’Italia si conferma al dodicesimo posto mondiale per spesa militare, con più di 48 miliardi di spesa e una crescita del 20%: pur restando sotto o attorno al 2% del Pil, segnala un forte impegno finanziario da parte del ministero della Difesa».

E’ quanto scrive una fonte di assoluto mainstream come RAI News, citando il rapporto annuale SIPRI ma occultando questa informazione relativa all’Italia in mezzo ad altre volte a dimostrare come è “il mondo delle guerre” alimentato dagli USA di Donald Trump, dalla NATO di Rutte, golpista in Ucraina nel 2014, e dal Regno Unito, ormai partner storico di Roma: sprecona sulle armi, ladrona sui sussidi sociali e complice dei genocidi mondiali anche sui bambini.

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Articolo pubblicato in origine da RAI News

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È un pianeta sempre più armato: fra burro e cannoni, scegliamo i cannoni.

Il nuovo rapporto del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) fotografa un mondo che convoglia quantità enormi di ricchezza verso i propri arsenali, sottraendo risorse al benessere collettivo, alla tutela ambientale e alla lotta alla povertà. Nel 2025, la spesa militare globale ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita.

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Questo dato porta il peso delle armi al 2,5% del prodotto interno lordo globale, il punto più alto registrato negli ultimi sedici anni.

Spesa militare nel mondo in percentuale sul PIL, 2025 (SIPRI)

L’Europa è l’area dove questa dinamica di crescita è più evidente, con una spesa complessiva di 864 miliardi di dollari, in aumento del 14% rispetto all’anno precedente. Pesa la guerra in Ucraina, pesano i programmi di riarmo del Vecchio Continente – i 29 membri europei della Nato hanno speso complessivamente 559 miliardi di dollari.

La Germania guida il processo con investimenti per 114 miliardi di dollari, superando per la prima volta dalla fine della guerra fredda la soglia del 2% del Pil. Anche la Spagna ha aumentato il proprio budget del 50%, arrivando a 40,2 miliardi di dollari.

L’Italia al 12′ posto mondiale con più di 48 miliardi di spesa militare e una crescita del 20%

L’Italia si conferma al dodicesimo posto mondiale per spesa militare, con più di 48 miliardi di spesa e una crescita del 20%: pur restando sotto o attorno al 2% del Pil, segnala un forte impegno finanziario da parte del ministero della Difesa.

spesa militare principali paesi 2025 (Stockholm international peace research institute (Sipri))

Nelle zone di guerra i numeri sono prevedibilmente estremi.

La Russia ha portato la propria spesa a 190 miliardi di dollari, pari al 7,5% del pil nazionale. L’Ucraina, per sostenere il conflitto, ha destinato alla difesa l’84,1% del proprio bilancio, una cifra che rappresenta il 40% della ricchezza prodotta dal Paese.

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In Medio Oriente, nonostante la riduzione dell’intensità degli scontri nella Striscia di Gaza, la spesa di Israele rimane superiore del 97% rispetto ai livelli del 2022. La Turchia ha invece aumentato il proprio budget del 7,2%, raggiungendo i 30 miliardi di dollari.

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Il caso americano, un calo apparente.

La spesa militare degli Stati Uniti anche nel 2025 è la più alta al mondo, con i suoi impressionanti 954 miliardi di dollari, ma risulta diminuita del 7,5%.

Si tratta in gran parte di un’illusione ottica, perchè i dati 2025 sono il risultato del passaggio dalla presidenza Biden a quella Trump, con un calo dell’impegno per l’Ucraina e prima dell’avvio della guerra contro l’Iran. Ma Donald Trump ha chiesto un aumento delle spese militari del 45% nel prossimo bilancio. “La diminuzione della spesa militare statunitense nel 2025 sarà probabilmente di breve durata”, ricorda Nan Tian, direttore del programma Sipri, ricordando che la spesa approvata dal Congresso americano per il 2026 ha superato i 1.000 miliardi di dollari e potrebbe salire a 1.500 miliardi nel 2027.

La tendenza è alimentata da quello che gli analisti definiscono il paradosso della sicurezza: in un clima di incertezza geopolitica, ogni Stato cerca di proteggersi aumentando le proprie dotazioni militari, ma questo processo genera l’effetto opposto. Il riarmo di un Paese viene percepito dai vicini come una minaccia diretta, spingendoli a loro volta a investire in nuove armi.

Il risultato è una spirale in cui tutti spendono di più, ma nessuno si sente più sicuro, poiché l’equilibrio delle armi si sposta costantemente verso l’alto. Fu una dinamica storicamente accertata negli anni che precedettero la Prima Guerra mondiale.

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Il paradosso della sicurezza è facilmente leggibile, per esempio, nei dati dell’Asia

Il paradosso della sicurezza è facilmente leggibile, per esempio, nei dati dell’Asia. 

La Cina continua a sostenere il suo trentennale programma di modernizzazione militare con una spesa di 336 miliardi di dollari e un aumento del 7,4%. Questa crescita costante ha innescato reazioni a catena in tutta la regione: il Giappone tocca il livello di spesa più alto dal 1958, mentre Taiwan registra un incremento del 14%.

Il quadro delineato dal Sipri mostra come la forza militare sia tornata a essere il principale strumento di gestione delle controversie internazionali.

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Se le risorse investite per la cooperazione e lo sviluppo economico restano stabili o diminuiscono, la spesa per le armi corre verso i 3.000 miliardi di dollari. Il diritto internazionale è quotidianamente violato dalla legge del più forte, segnalano gli analisti, con il rischio di una frammentazione globale permanente dove la stabilità non è più garantita dai trattati ma dalla voce delle armi.

Articolo pubblicato in origine da RAI News 


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