LA STRAGE DI CAPACI, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E LA CIA. Le Parole del SuperPentito al Processo di Caltanisetta (che i Quotidiani non osano Pubblicare…)

LA STRAGE DI CAPACI, I SERVIZI SEGRETI ITALIANI E LA CIA. Le Parole del SuperPentito al Processo di Caltanisetta (che i Quotidiani non osano Pubblicare…)

Ecco di seguito una notizia assai difficile da trovare e sparita persino dal sito AntiMafia 2000 (errore 404)

Tutti i link ai precedenti articoli di Gospa News sono stati ovviamente aggiunti a posteriori

Depistaggi di Mafia. il SuperPentito: “Pensi che questi quattro pecorai sono capaci di fare una cosa del genere.”

di Tommaso Ricciardliello – pubblicato in origine sull’account Instagram PARLIAMODIMAFIA

“Pensi che questi quattro pecorai sono capaci di fare una cosa del genere.”

È una delle frasi più pesanti emerse nel processo che si sta celebrando a Caltanissetta sui presunti depistaggi delle stragi di mafia. Una frase attribuita all’ex poliziotto Giovanni Peluso e riportata dal collaboratore di giustizia Pietro Riggio, l’uomo che Andrea Purgatori definì “il pentito di Stato”. Perché qui non si parla soltanto di Cosa Nostra. Qui si parla di servizi segreti, apparati deviati, uomini dello Stato e collegamenti con la CIA.

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Riggio, ex agente penitenziario poi arrestato per rapporti con la mafia e diventato collaboratore di giustizia, sostiene che Peluso gli avrebbe raccontato dettagli tecnici sulla strage di Capaci. Anche il modo in cui sarebbe stato posizionato l’esplosivo sotto l’autostrada: “con l’utilizzo dello skateboard”. Dichiarazioni enormi, finite dentro un processo che vede imputati gli ex investigatori della Dia Pellegrini e Tersigni, accusati di aver ignorato o sottovalutato le informazioni che Riggio forniva quando era loro confidente con il nome in codice “Ugo”. Alla sbarra c’è anche lo stesso Peluso, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

A portare nuovi dettagli in aula è stata l’ex dirigente della Squadra Mobile di Caltanissetta Marzia Giustolisi. Nelle indagini compaiono ex poliziotti, uomini collegati al Sisde, lettere criptate, nomi in codice e soggetti collegati alla mancata cattura di Bernardo Provenzano e altri indicati come vicini alla CIA. Tra questi Antonio Mazzei, morto poco prima di testimoniare pochi mesi fa, e Ruggero D’Onofrio, detto “Roger”, definito in atti investigativi “ufficiale pagatore della CIA”.

https://gospanews.net/2018/10/24/cia-mafia-litalia-nella-morsa/

Su Peluso gli investigatori hanno inoltre ricostruito una conoscenza specifica degli esplosivi. In una perquisizione del 1997 furono trovati cartucce, candelotti e un ordigno rudimentale. Intercettato, disse di aver “lavorato per conto dello Stato e non per lo Stato”. Ora è libero, chissà dove.

Quasi 34 anni dopo la strage di Capaci, la sensazione è che la verità sia ancora sepolta sotto quell’autostrada.

Estratto da PALRIAMODIMAFIA di Tommaso Ricciardiello su Instagram

Le Strane attività del SISDE sui luoghi delle Stragi

Sulle astrane attività del SISDE nella Strage di Capaci e Via d’Amelio a Palermo, dove ci furono gli attentati al giudice Giovanni Falcone e al Giusice Borsellino insieme agli uomini delle loro scorte, leggi l’inchiesta appena pubblicata da Gospa News qui.

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Ex PG di Palermo Scarpinato: ”Servizi segreti americani coinvolti dietro la strategia della tensione”

di Jamil El Sadi e Giorgio Bongiovanni – pubblicato in origine su AntiMafia 2000

La storia giudiziaria del Paese, grazie a indagini e processi, ha sufficientemente provato che dietro molti delitti eccellenti e stragi che hanno destabilizzato il Paese vi era la presenza di servizi segreti italiani ed esteri. Eppure, non è mai stato imputato in un processo per concorso esterno in strage uno 007.

Dal nostro colloquio avuto con il criminologo di Palermo, Federico Carbone, e da un articolo pubblicato su Il Giornale lo scorso 3 giugno, sono emersi potenziali spunti investigativi circa la presenza della Cia sul luogo della strage di Capaci il 23 maggio 1992. Carbone è il criminologo che segue il caso della morte di Marco Mandolini (insieme all’avvocato Dino Latini), il parà della Folgore trovato morto il 13 giugno 1995 nei pressi di Livorno.

Carbone ha rivelato di aver intervistato un generale dell’esercito USA di stanza a Camp Darby, una donna vicina alla Cia, il quale rivelò a sua volta – in via confidenziale – che la famosa agenzia di spionaggio americana era presente nel luogo della strage che uccise i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo assieme agli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Nello specifico l’ufficiale disse a Carbone che nella strage di Capaci “erano coinvolti ‘loro’”. Intendendo con “loro” la Cia.

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Per saperne di più sul coinvolgimento della Central Intelligence Agency dietro l'”Attentatuni”, abbiamo intervistato l’ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato (oggi senatore M5S) alla festa de Il Fatto Quotidiano.

Procuratore, cosa ci può dire sulla presenza della Cia dietro le stragi che hanno insanguinato il Paese?

Posso dirle quello che risulta dalle ultime indagini sulla strage di Brescia, dalle quali è emerso il coinvolgimento di esponenti dei servizi segreti dell’esercito americano, nel corso della strategia della tensione. Sapevano quello che sarebbe avvenuto. Sono stati a guardare e a volte sono intervenuti. È stato condannato come responsabile della strage di Piazza Fontana, Carlo Digilio che era un esponente italiano collegato alla Cia, altri sono stati identificati. I servizi segreti americani hanno appoggiato l’estremismo di destra e la mafia perché ritenute due anticorpi contro la possibile ascesa delle forze di sinistra nell’area di governo.

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Più precisamente sulle stragi di mafia che ruolo ha giocato la Cia?

Per quanto riguarda i processi di mafia siamo molto indietro. È veramente incredibile e inspiegabile che a distanza di oltre 30 anni dalla strage di via d’Amelio ancora non sappiamo i nomi degli agenti dei servizi segreti che pochi minuti dopo l’esplosione dell’autobomba prima di tutti arrivarono sulla scena e, come raccontarono i testimoni, erano completamente disinteressati ai feriti e ai morti. Erano interessati solo a recuperare la borsa di Paolo Borsellino. Questo già fa comprendere, perché una volta che abbiamo i testimoni che indicano gli agenti segreti e non avevano un distintivo e questo Stato non è riuscito a identificarli i casi sono due. C’è un grave deficit. A chi è da imputare?

Non dovrebbe intervenire la Commissione parlamentare antimafia?

È ciò ho chiesto. Ho chiesto che intervenisse su questo specifico punto ma anche sugli altri che sono ancora oscuri. Ad esempio, chi sono le donne intervenute nella strage di Firenze e di Milano? Chi erano gli ignoti che si sono introdotti nella stanza di Falcone al Ministero, hanno acceso il computer per visionare soltanto i file che riguardavano i delitti dell’omicidio Mattarella e Gladio? È vero quello che dichiarò Arlacchi quando disse che Falcone gli rivelò che l’omicidio Mattarella era stato il ‘Moro bis’ eseguito dagli uomini di Gladio oltre che dagli estremisti di destra? Chi ha eseguito l’attentato con l’autobomba del 2 giugno ’93 in un percorso in cui doveva passare il presidente Ciampi?

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E qual è stata la risposta?

Abbiamo fatto tante richieste, ma la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo ha anticipato che la Commissione non vuole occuparsi di questo. Vuol occuparsi soltanto dei profili che possono coinvolgere la responsabilità di magistrati che hanno fatto il processo Trattativa Stato-mafia e altri. È veramente un commissariamento politico di questa commissione, un’ingiustizia nei confronti di tutti i cittadini italiani, un abuso politico della Commissione e una grave lesione al diritto alla verità dei parenti delle vittime delle stragi.

Pubblicato in origione da Jamil El Sadi e Giorgio Bongiovanni su ANTIMAFIA2000 

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fonte selezionata da Gospa News

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