STRAGE DI CAPACI, DOPO 34 ANNI fa ancora Discutere il MOVENTE “MAFIA-APPALTI”: Intervista al Procuratore De Luca (2 video): “Falcone e Borsellino isolati, Imbarazzo nella Magistratura”
L’Intervista del TGR Sicilia al Procuratore di Caltanisetta Salvatore De Luca – VIDEO e testo
Intevista di Roberto Ruvolo – montaggio video Alessio Costa per TGR Sicilia
NB – Ripubblichiamo volentieri questo preziosissimo lavoro giornalistico perché purtroppo non ci risulta che il portale nazionale di RAI News abbia rilanciato questa importantissima e interessantissima intervista compiendo così un’autocensura di Stato che fa capice bene perché dopo 34 anni la Strage di Capaci è ancora avvolta da trioppi misteri
A 34 anni dalle bombe del ’92 c’è ancora molto da scoprire: le indagini su mafia e appalti sarebbero “fra le concause delle stragi di via D’Amelio e di Capaci”. E l’Anm sarebbe stata “tiepida nel manifestare solidarietà alla famiglia Borsellino”
Procuratore De Luca, il suo ufficio sta ancora lavorando per fare piena luce sulle stragi mafiose del ’92. A che punto siamo lungo la strada per conoscere la verità?
“Si è appena concluso il filone ”mafia-appalti”. Molti altri filoni particolarmente delicati sono aperti con indagini in corso, ma è troppo presto per tirare le somme”.
In tutti questi anni della sua gestione ha potuto accertare se si poteva fare di più o meglio durante questi 34 anni?
“Sino ad adesso è il filone ”mafia-appalti” è quello che non ci ha sorpreso di più nella parte iniziale, perché, secondo me – in perfetta buona fede – molti dei magistrati che ci hanno preceduto non hanno ritenuto che ci fosse molto da scavare nei fascicoli della procura di Caltanissetta, nei fascicoli della procura di Palermo: stiamo parlando complessivamente di 400-500 faldoni… Noi riteniamo come ufficio che il filone ”mafia-appalti” sia una delle concause della strage di via D’Amelio e cioè quella in danno di Paolo Borsellino della sua scorta; ma riteniamo altresì che sia molto plausibile che abbia avuto una sua rilevanza anche nella strage di Capaci, cioè in danno di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e della scorta”.
Voi ritenete che Falcone e Borsellino siano stati isolati da alcuni colleghi?
“Secondo la nostra ipotesi, emergono delle responsabilità oggettive nell’isolamento e nelle sovra esposizione prima di Falcone e poi di Borsellino. È evidente che ciò crei grande imbarazzo in tutta la magistratura… Che un po’ si è manifestato anche recentemente nelle posizioni dell’Associazione nazionale magistrati, che è stata un po’ tiepida nel manifestare solidarietà nei confronti della famiglia Borsellino”.
Pubblicata in Origine su TGR Sicilia
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Stragi del ’92, i Pm di Caltanissetta chiedono archiviazione filone indagine mafia-appalti
La Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione di uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio, costate la vita ai giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte dei due magistrati. Si tratta dell’indagine che riguardava la pista del dossier mafia e appalti come una delle ipotesi che avrebbe potuto scatenare le stragi.
La Procura guidata da Salvatore De Luca, ha riaperto l’inchiesta nel 2022-2023, sostenendo che la gestione del filone “mafia-appalti” da parte della Procura di Palermo sia una “concausa” di entrambe le stragi. Per Capaci, mirava a impedire a Falcone di spingere sulle indagini; per Via D’Amelio, l’accelerazione fu legata all’interesse di Borsellino per il dossier, disturbando potentati economici mafiosi.
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De Luca aveva ribadito in audizione Antimafia (dicembre 2025) che questa pista era “la più solida”, scartando la “traccia nera” come irrilevante. Figure come Gian Carlo Caselli hanno smentito la tesi, definendola “indimostrata e ingiusta”, enfatizzando invece le preoccupazioni di Borsellino sulla strage di Capaci. L’inchiesta nissena continua con l’ascolto di testimoni come l’ex ROS Giuseppe De Donno.
estratto da RAI News
Strage di via D’Amelio, un ‘dettaglio’ sui servizi segreti la legherebbe a quella di Capaci
Il 25 maggio 1992, due giorni dopo l’esplosione lungo l’autostrada di Capaci, il Sisde inviò personale per “il prelievo di materiale roccioso da sottoporre a successivo esame chimico-esplosivistico”. Il particolare si apprende da un verbale di interrogatorio reso alla Procura di Caltanissetta il 27 ottobre del 2010 da Lorenzo Narracci, allora vice capo del Centro Sisde di Palermo dal 2 dicembre 1991 alla fine del 1992, presenti Sergio Lari, Amedeo Bertone, Domenico Gozzo, Stefano Luciani, Nicolò Marino (Procedimento 2554/09).
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La Relazione del Capo del Sisde alla PM Boccassini
In base all’interrogatorio apprendiamo che quella incursione delle “barbe finte” sulla scena del crimine destò “sospetti”: disse proprio così Narracci, al punto che l’Autorità giudiziaria (Ilda Boccassini) lo convocò:
“Ricordo che fui costretto a relazionare nel dettaglio […] poiché la circostanza del prelievo era giunta alla cognizione dell’Ag. Al riguardo, ricordo che il generale Chizzoni, vice direttore pro tempore del Nucleo Tecnico Scientifico, inviò dei tecnici immediatamente dopo la strage di Capaci, per effettuare un sopralluogo. […] Preciso che l’invio di tali tecnici lo ‘subimmo’ unitamente al capo centro, Ruggeri, e che in merito all’attività non fummo mai messi al corrente dei motivi e dei risultati. Tuttavia, alla luce dell’inusuale prelievo dei campioni sul luogo della strage, sono stato convocato d’urgenza a Roma per relazionare nel dettaglio in ordine alle richieste della dottoressa Boccassini”.
L’Appunto in Codice dei Servizi Segreti dopo la Strage di Capaci
Era noto che uomini del Servizio si precipitarono sul luogo in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Il giorno dopo quella missione la Polizia scientifica ritrovò il famigerato bigliettino con un appunto criptico: “Guasto n-2 portare assistenza. 0337806133 G.u.s., Via in Selci, 26 Roma. Via Pacinotti”. Un appunto che fa riferimento a luoghi e sigle del Sisde e che riporta interamente il numero telefonico intestato alla G.u.s., società di copertura del Sisde, e nella disponibilità dello stesso Narracci, risultato completamente estraneo alle indagini.
Ma perché il Sisde realizzò una perizia esplosivistica definita “inusuale” da uno dei suoi più alti dirigenti? Quale autorità lo delegò? (non l’Autorità giudiziaria – è stato interpellato anche l’allora pm Luca Tescaroli che naturalmente è all’oscuro della faccenda). E poi: che uso ne è stato fatto?
Infine: la anomala richiesta di collaborazione rivolta dal procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra all’allora Servizio segreto civile, nel quale spiccava all’epoca la figura del poliziotto Bruno Contrada, va ricollocata nel tempo rispetto a quanto oggi è noto: non subito dopo la strage di via D’Amelio, ma già nell’immediatezza del 23 maggio 1992.
Spie e inquirenti sedevano allo stesso tavolo, condividevano informazioni e stabilivano strategie. “Anche a Roma i più alti vertici della Polizia di Stato sapevano, ma nessuno sollevò obiezioni”, si legge nella relazione dell’Antimafia siciliana guidata da Claudio Fava che mette l’accento sul ruolo di Arnaldo La Barbera, capo del pool investigativo Falcone-Borsellino e illegalmente collaboratore del Sisde.
Secondo la Commissione regionale Antimafia, “l’ingiustificata pervasività dei servizi segreti nelle indagini sulla strage di via D’Amelio è provata e manifesta.” Quel “dettaglio” della perizia del Sisde a Capaci autorizza a pensare che lo stesso sia accaduto per la strage del 23 maggio 1992.
estratto da Il Fatto Quotidiano
Stragi ’92: archiviazione Dell’Utri a Caltanissetta, rinvio udienza al 15 giugno
Rinviata al 15 giugno l’udienza camerale, prevista per oggi, fissata dal Gip del tribunale di Caltanissetta Santi Bologna a seguito della richiesta di archiviazione depositata dalla procura di Caltanissetta nei confronti dell’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri indagato per le stragi del ’92.
L’udienza è stata rinviata su istanza del difensore di Dell’Utri. A opporsi alla richiesta di archiviare il procedimento, è stato l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino.
Il procedimento era stato aperto prendendo spunto dai contenuti di un’intervista rilasciata dal giudice Paolo Borsellino il 21 maggio del 1992 a una televisione francese in cui il magistrato parlava dei rapporti tra Vittorio Mangano e l’ex senatore Marcello Dell’Utri.
L’ipotesi, che secondo quanto emerso non ha trovato riscontri, è che l’intervista potesse essere un possibile movente dell’accelerazione della strage di via d’Amelio, compiuta 57 giorni dopo quella di Capaci. Secondo l’avvocato Repici, “non solo le indagini sono state del tutto lacunose ma sono state del tutto travisate le risultanze acquisite”. Repici sostiene che la richiesta di archiviazione arriva troppo presto, a fronte di elementi ancora non approfonditi e di connessioni rimaste sullo sfondo. Tra gli elementi da approfondire, secondo Repici, anche i rapporti tra Dell’Utri e Giuseppe Graviano.
Estratto da AntiMafia 2000
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