INFAME APOLOGIA DI UN GENOCIDIO: Il Vaticano Condanna ma l’UE Elogia ISRAELE e non Svela Documenti Tremendi su Gaza
Ogni volta che pubblicahiamo un articolo su Israele veniamo bannati e oscurati su tutti i social.
Perciò questo articolo non è solo una NOTIZIA SULLA CENSURA UE DEI CRIMINI SIONISTI ma è un test per capire se alle mamme, ai papà. ai giovani italiani interessa qualcosa dello sterminio dei bambini di Gaza.
Esiste un credente cristiano che voglia combattere con noi questa battaglia per svelare ai sordi e grassi occidentali l’infame apologia di un Genocidio della premier italiana Giorgia Melonie dei suoi alleati dell’Unione Europea insieme al criminale internazionale Benjamin Netanyahu, leader del più diabolico regime sionista della storia?
Per cortesia fate girare più possibile questo articolo di Inside Over cbe svela l’ennesimo complotto dei Lobbisti delle Armi della Commissione Europea di Ursula Von Der Leyen sulla pelle dei bambini dellas Palestina e della Terra Santa.
E se potete aiutate Gospa News a sopravvivere visto che è oscurata ogni giorno per un piano di Censura Sionista svelato nei giorni scorsi da un giornale americano. Grazie
Altro che sanzioni a Israele: l’UE elogia Tel Aviv e si rifiuta di rendere pubblici documenti su Gaza
di Roberto Vivaldelli – articolo pubblicato in origine su Inside Over
Tutti i link alle precedenti inchieste di Gospa News sono stati aggiunti a posteriori per attinenza con gli argomenti trattati
Le parole sono importanti, diceva qualcuno. Ma a Bruxelles sembrano essere diventate solo un esercizio retorico, un modo per apparire moralmente impegnati senza mai sporcarsi le mani. L’Unione Europea, che non esita a infliggere ventidue pacchetti di sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina, mostra un volto completamente diverso quando si tratta di Gaza. E il confronto è impietoso.
Come ha recentemente sottolineato il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede,
«L’Unione Europea impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni».
Parole che dovrebbero fare riflettere, ma che evidentemente rimbalzano sulle pareti imbottite degli uffici di Bruxelles – ben condizionate, perlomeno ai pianti alti – senza trovare ascolto.
La commedia delle dichiarazioni
L’alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas è stata recentemente accusata di aver paragonato, durante un incontro privato con funzionari messicani, il trattamento riservato da Israele ai palestinesi all’apartheid del Sudafrica. Un’affermazione che, se confermata, avrebbe un peso politico notevole. Eppure, davanti alle minacce del ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar di interrompere i rapporti con i vertici Ue, Kallas ha prontamente fatto marcia indietro, appellandosi alla necessità di scambi «rispettosi e costruttivi».
Una “crisi” durata poche ore perché, pochi giorni dopo, il 22 giugno, la commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica è stata accolta con tutti gli onori, a Gerusalemme dal presidente israeliano Isaac Herzog e dal ministro Sa’ar, dinanzi ai quali la commissaria ha ribadito il «pieno sostegno dell’UE al diritto alla sicurezza di Israele», definendolo «uno dei nostri partner chiave».
Parole che suonano come uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini europei che hanno firmato petizioni per sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele. Parole che acquisiscono un sapore ancora più amaro se lette alla luce del fatto che la stessa Šuica ha partecipato al cosiddetto Board of Peace di Donald Trump, il quale, tra le varie nefandezze, sta progettando di concedersi piena immunità legale.
Il muro di gomma di Bruxelles
Ma la commedia non finisce qui. Mentre Šuica stringeva mani a Gerusalemme, la Commissione Europea, rende noto EuObserver, rifiutava di rendere pubblici diciassette documenti sui finanziamenti UE a Gaza, sostenendo che non esiste «un interesse pubblico prevalente» per la loro divulgazione. La firma è di Michael Karnitschnig, capo ad interim dell’ufficio della Commissione per il Medio Oriente.
Chissà cosa intende Bruxelles per «interesse pubblico», perché, molto probabilmente, gli europei meriterebbero di essere messi al corrente rispetto alle infrastrutture finanziate con con i loro soldi: pannelli solari, impianti di dissalazione, progetti di energia rinnovabile, ospedali e scuole.
Gran parte di queste strutture sono state probabilmente distrutte dai bombardamenti israeliani. Ma sapere cosa è stato distrutto e quanto è costato ai cittadini europei sembra non essere considerato di «interesse pubblico».Verrebbe da pensare che sia imbarazzo, ma davanti a tanta spavalderia e tracotanza, probabilmente è solo ignavia.
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di Roberto Vivaldelli – articolo pubblicato in origine su Inside Over
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